I Frammenti di Novalis, nel giorno del suo anniversario

I Frammenti di Novalis. Qui un minuscolo assaggio di un corpus che ne comprende esattamente 1790.

Non sono un’enciclopedia, non un compendio del sapere dei romantici, come molti sbrigativamente li hanno definiti. Sono il diario intimo di un uomo che è stato creativo al massimo grado, un grado forse insostenibile troppo a lungo, come testimoniato dalla sua breve vicenda terrena.
Ma sono soprattutto lo squadernare intuizioni che nella loro eterogeneità hanno una e una sola stella polare: che guardare e raccontare il mondo significa far capire che dovunque si trova un di più che ci attrae, ci innamora ma inevitabilmente ci sfugge. Sono quindi come una gara a inseguimento fatta di tappe infinite, ma mai come in questo caso si deve dire che il viaggio è già la meta.

Ecco alcune folgoranti intuizioni:

(Visionario) Le parole astratte sono i gas nel regno della parola: l’invisibile.

(Basilare) A rigore filosofia è nostalgia. Il desiderio di trovarsi ovunque come a casa propria.

(Profetico) I giornali sono propriamente libri collettivi. Lo scrivere in società è un sintomo interessante, che fa prevedere una grande evoluzione della letteratura. Un giorno si scriverà, forse, si penserà e si agirà in massa

(Lo avevi letto Pennac?) Strano che non si abbia ancora una dottrina logica dei doveri del lettore e dei diritti dell’autore. Il lettore ideale.

(Almeno centocinquanta anni prima di tanti riveriti dissezionatori novecenteschi) Il vero lettore deve essere l’autore ampliato (…) se il lettore elaborasse il libro secondo la sua idea, un secondo lettore lo purificherebbe ancora di più e così, mentre la massa elaborata passa continuamente in recipienti freschi e attivi, finisce per diventare parte essenziale, anello dello spirito attivo

(Lucido e rigoroso ma senza cattiveria) Goethe è interamente poeta pratico. Le sue opere sono come le mercanzie degli Inglesi: semplicissime, eleganti, comode e durevoli.

(Centrale) La nostra lingua è meccanica, atomistica o dinamica. La lingua veramente poetica deve essere organica e viva.

(Organico) Fare poesia è generare. Ogni produzione poetica deve essere un individuo vivente

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