Simona Vinci: mai più sola nel bosco

Un libro fa qualcosa. Un libro agisce davvero. E qui non alludiamo al consueto concetto, oramai un po’ sfibrato, dell’amore che suscita l’oggetto cartaceo o il profumo della carta e ad altre seduzioni in cui il pathos autoindotto della nostalgia prova ad abbellire un senso di irrimediabile perdita.

No, il libro in quanto storia penetra la mente, fa da spartitraffico agli incroci dei sentimenti, ci avverte sulla strada da prendere per le nostre sensazioni profonde perché, ci dice lui, il libro, che qualcuno ci è già passato o si è fermato a metà percorso o quella via l’ha camminata fino in fondo.

Questo fanno i nostri libri della vita, quelli che lasciano un sedimento profondo nel nostro cuore come è stato per le fiabe dei fratelli Grimm per Simona Vinci, scrittrice molto nota che ha risposto presente all’invito dell’Editrice Marsilio per partecipare alla collana Passaparola. Da una lettura a una vita: gli scrittori italiani raccontano del mondo e di sé partendo da un libro. Così recita la quarta di copertina.

Il titolo ‘Mai più sola nel bosco’ centra in pieno una delle caratteristiche delle fiabe. La compagnia esistenziale che ci fanno anche a distanza di millenni, perché la fiaba è ancora oggi per l’uomo contemporaneo un modo di iniziazione alla vita, risveglio di sensazioni elementari ma organiche alla nostra psiche.

Parlando della fiaba popolare europea il grande studioso Max Luethi spiega che “il lettore, immedesimandosi, vive una specie di battesimo della propria immaginazione che non è altro che la trasposizione dei riti di iniziazione che si celano dietro molti episodi fantastici. L’uomo moderno senza rendersi conto ma mentre si rilassa e si diverte si sottopone all’iniziazione immaginativa che la fiaba gli concede”

Simona Vinci prende così sul serio questa possibilità riscoprendo l’effetto della lettura fatta da bambina, lo spalancarsi di emozioni, desideri, passioni e paure. Perché la fiaba le ha insegnato come far fruttare la paura, come addestrarsi alla forza del desiderio, ma le ha fornito anche le coordinate giuste per muoversi davvero nella sua campagna, nei suoi boschi, di fronte ai suoi animali.

Il libro è quindi una triangolazione continua dove i vertici sono la protagonista lettrice con le sue emozioni, la topografia reale dei suoi luoghi e i paesaggi fiabeschi dei Grimm. Non ci si ferma però alla geometria perché la figura si espande grazie al potere evocativo delle storie e la Vinci è bravissima a infondere anche nel racconto del proprio quotidiano un senso di mistero e di magia che affonda certo nella percezione incantata dell’infanzia ma rimane intatto nella vita adulta. E questo è davvero il tesoro che la fiaba ci lascia. Continuare a custodire quello sguardo bambino che non ci abbandona e usarne senza vergognarci perché è garanzia di verità.

 

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