Robert Schumann. Poeta anche con le parole

Chi non si occupa attivamente di musica probabilmente non sa che Schumann è stato anche critico musicale acutissimo, mentore di nuovi talenti (Brahms su tutti) fondatore di una rivista musicale la “Neue Zeitschrift fuer Musik”. Ciò che ci colpisce nei suoi scritti è la continuità con quel traboccare di emotività poetica che è la cifra assoluta di tanti suoi capolavori musicali. Per qualcuno potrrebbe trattarsi di eccessi e iperboli romantiche, ma questo rincorrersi di metafore, questa ricerca del colore, di un’aggettivazione sovrabbondante, testimoniano la ricchezza e l’ardore di un cuore che bruciava del desiderio di eguagliare con le parole una sensibilità quasi febbricitante, di un’intensità a tratti insostenibile,e di condividere col maggior numero di animi la porpria fede nella dimensione fantastica e salvifica del fare musica.

Qui di seguito riportiamo alcuni passi di un suo scritto su Beethoven, perfettamente esplicativo del suo stile e di una non comune forza immaginativa, quasi espressionista

“E io non porto forse in me il dolore di non aver mai veduto Beethoven, di non aver mai premuto la mia fronte ardente sulla sua mano, anche se avessi voluto dare per ciò una gran parte della mia vita? Salgo le scale dello Schwarzspanierhaus (una delle case dove Beethoven soggiornò a Vienna n.d.r.): tutto è inanimato intorno a me; entro nella sua camera: egli si rizza, simile a un leone, la corona sul capo, una spina nella zampa. Parla dei suoi dolori. Nello stesso momento mille incantati entusiasti si aggirano tra le colonne della sua sinfonia in do minore. Ma le pareti potrebbero cadere in pezzi. Egli ha un gran desiderio di andar fuori, si lamenta che lo si lasci così solo, e che così pochi si curino di lui. In questo momento i bassi riposano su quel suono profondissimo che è nello Scherzo della Sinfonia; non un respiro: i mille cuori pendono da un capello su un abisso insondabile e ora il capello si strappa e lo splendore delle cose eccelse fa sorgere arcobaleni su arcobaleni, uno accanto all’altro.”

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