Jonathan Franzen e Snoopy: da La cuccia del filosofo

snoopy-scrittoreQuella che Schulz riesce a infondere nel singolo lettore, è una specie diversa e certamente inedita di sospensione dell’incredulità. A differenza di quanto accade nella lettura di una poesia, di un poema epico, perfino di un fantasy dove si passa dalla parte del mondo immaginato nella sua interezza, davanti alla striscia nessuno pensa che le imprese inscenate da Snoopy sul suo aereo cuccia siano parte di un mondo ben compaginato e coerente, un mondo immaginato ma che per quanto astruse e diverse abbia delle sue leggi a governarlo. No, il lettore e ammiratore di questo maestro dell’immaginazione non si convince della veridicità delle azioni di Snoopy ma di quella più profonda dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti e delle sue sensazioni; sia quando il bracchetto raggiunge un vero e proprio apice di surrealtà ostentando con una certa fierezza i buchi di pallottole del maledetto barone Rosso realmente disegnati sulle assi della sua cuccia, sia quando il cane attore ritorna in sé e magari si getta tra le braccia di Charlie Brown fiaccato dalla sua stessa prodigiosa inventiva.
Il lettore non condivide quindi il mondo fantastico ma l’invenzione, il pensiero di quel mondo e quindi di consegenza viene di fatto invitato anche lui a pensarlo o a pensarne di ulteriori. Un fumettista contemporaneo, Hank Ketcham , ha trovato la più perfetta definizione  per la capacità di Schulz di lasciare immedesimare il lettore nel suo castello fantastico poggiato però semplicemente e unicamente sulla fantasia di un bracchetto: “fare in modo che il cane della sua striscia pensasse a voce alta sul tetto della sua cuccia fu una vera rivoluzione perché solo un genio poteva parlare per se stesso e far sì che il mondo credesse di ascoltare la voce del proprio cuore”.
Quello di ogni lettore diventa così un rapporto personale, un legame strettissimo con il nocciolo della personalità dell’eroe del fumetto, perché attraverso questo stratagemma del pensiero visibile il lettore penetra nelle fibre del personaggio, condivide nell’intimo il suo essere, i suoi desideri, ma anche le sue sbruffonate e le sue spacconerie. Non ne fa quindi un modello, ma più semplicemente un compagno dei momenti in cui chiunque di noi si lascia andare ed estrae senza timidezze dalla propria cattedrale dei sogni le migliori preghiere della fantasia.
“Ho avuto un rapporto intenso e privato con Snoopy”. Parole, queste, che non sono quelle di uno psicopatico ma di un grande autore contemporaneo come Jonathan Franzen oggi cinquantenne e quindi cresciuto negli anni ’60 in compagnia della fantasia germinale di Snoopy (da La Cuccia del Filosofo).

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