il “terzo stile” di Charles Schulz

peanuts_1_big tagliatomelville snoopy tagliatoIl grande musicologo Walter Riezler parlando di Beethoven e del cosiddetto “terzo stile” che contrassegnò l’ultima fase della sua vita, spiegava che in vecchiaia certi artisti (paragonava il Titano di Bonn – che pure morì a 57 anni – a Michelangelo) quasi presagendo che la fine si avvicina, elaborano forme rarefatte, immateriali, come di una sublimità che si congeda da questa valle di lacrime e lascia intravvedere una destinazione ultraterrena. E siccome “parva licet”, osservando l’evoluzione delle strisce di Charles Schulz mi è venuta in mente proprio questa interpretazione così profumata di metafisica ma anche logicamente ineccepibile. Guardando il nostro cane Snoopy la cosa è incontestabile. Dal tratto sghembo, quasi goffo delle origini alla perfezione stilistica rotonda e “piena” della maturità, fino alle ultime strisce dove i contorni sfumano, il tratto diventa misticamente incerto e tremolante, come se il nostro Sparky stesse consegnando anche le sue creature di carta a un destino che sfocia nel Mistero. Forse esagero, forse no, ma resta questa immagine che potrebbe nascondere quasi una forma di estremo pudore, di delicatezza di un artista che salutandoci  guarda verso qualcosa d’altro che forse lo attende al di là della striscia e della vita.

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