Peanuts e nuvole

peanuts e nuvoleLe nuvole ce le hanno già, per così dire, sopra la loro testa. I peanuts pensano e parlano grazie alle nuvolette che contengono e trasportano le loro parole e le loro emozioni. Ma c’è una striscia in cui le nuvole sono anche molto di più. Una strscia in cui Schulz ci consegna da par suo uno dei grandi contrasti dell’umanità: quello tra l’ingenuità spontanea frutto di canodre e innocenza e la presunzione intellettuale che sovrappone al mondo il parto del proprio intelletto. Nella fattispecie Charflie Brown, il candido, il perdente e Linus l’intellettuale già troppo cresciuto per armonizzare le sue intuizioni in un corpo da bambino.

E’ una striscia in cui Charlie dimostra anche che cos’è quello che possiamo chiamare “pudore dell’immaginazione”, in virtù del quale una forza che dovrebbe essere motore di libertà e di inventiva per lui diventa formatrice di illusioni e di simbologie che finisce per ritenere ingenue, banali, inappropriate.

Lucy Linus e Charlie sono sdraiati a terra su una collinetta e guardano in cielo le nuvole. Sono belle dice la bambina e e con un po’ di immaginazione si possono vedere tante cose nelle nella loro forma. E’ Linus il primo a prendere la parola sciorinando delle eruditissime somiglianze. Un gruppo gli ricorda la cartina dell’Honduras britannico, un altro il profilo del famoso pittore Thomas Eakins, un terzo addirittura il quadro della lapidazione di di Santo Stefano con il particolare dell’apostolo Paolo sulla destra. Qui Schulz si è divertito a portare all’estremo il paradosso, ma l’effetto comico è davvero straripante e si abbatte, ahilui, sul nostro Charlie brown che interpellato dalla ragazzina ammette “stavo per dire che ci vedo un’ochetta e un cavallino ma ho cambiato idea.”

Ma quanti di noi da bambini hanno fatto lo stesso gioco? Probabilmente tutti, e sicuramente tutti abbiamo ragionato come Charlie Brown e se non abbiamo avuto la sfortuna di incontrare un Linus della situazione abbiamo lasciato sbrigliata la nostra immaginazione senza pensare troppo a metafore complicate. Oppure no? (Continua ne La Cuccia del filosofo)

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