Perché su Snoopy Umberto Eco aveva torto (da La Cuccia del filosofo)

Snoopy-versione-Joe-Falchetto-In-originale-Joe-CoolUmberto EcoDagli anni ’50 fino alla fine della striscia Snoopy interpreta 144 personaggi. E fa veramente di tutto.

Piccolo Fregoli in bianco e nero, ha la fortuna, invidiabile, di vivere molte vite: il tratto distintivo dell’immaginazione per Snoopy è la molteplicità, vissuta con sublime leggerezza e con uno smagliante ritorno di buonumore per la vita sua e di chi lo legge.
Nella prefazione al primo volume dei Peanuts edito nel nostro paese Umberto Eco, che ancora non aveva in mente il Nome della Rosa, prese un solenne abbaglio nel definire il nostro bracchetto. Leggiamo direttamente il suo testo: “antistrofe continua ai patemi d’animo, il cane Snoopy porta al massimo grado la sindrome di non adattamento”.

Soltanto concedendo l’attenuante di non aver passato al vaglio all’epoca tutta la galleria dei personaggi snoopiani possiamo perdonare al grande semiologo questa topica colossale, incomprensibile per la sapienza professionale di chi navigava già nel 1963 migliaia di testi. Snoopy non ha neanche la più pallida idea del problema di adattarsi, anzi, il pensiero non lo attraversa minimamente. Sia che percorra prati e campi in tenuta scout, o piloti la sua cuccia alias aereo da guerra, sia che lo si trovi come interbase di baseball, avvocato, scrittore, tennista che si allena contro la saracinesca di un garage, giocatore di biliardo o ballerino di flashdance, lui, il grande bracchetto vive una vita piena di immaginazione, talmente piena, consapevole e gratificante che è il paesaggio ad avere il problema di adattarsi alla sua presenza e alla sua personalità grassa e straripante, non il contrario. Snoopy se la ride della grossa e si diverte da pazzi a interpretare i suoi ruoli ma soprattutto, e questo è il punto, non confonde mai il piano dell’immaginazione e quello della realtà. E’ questo forse il tratto che più di ogni altro garantisce della sua sanità mentale: lo stomaco ha la precedenza assoluta su tutto il resto e nulla alletta di più il suo cervello di un buon sonnellino. Va bene quindi immaginarsi in mille ruoli, ma non dimenticatevi la ciotola della cena per carità! In queste operazioni Schulz attribuisce al suo brachetto una qualità che unicamente al mondo possiedono i bambini, uno di quei doni dell’infanzia che da adulti dimentichiamo o fingiamo di accantonare per pudore o presunto e malcelato senso di superiorità. I bambini conoscono perfettamente il limite tra gioco e mondo reale e sanno perfettamente andare e venire tra i due ambiti.

Michael Ende, il grande scrittore tedesco autore de La Storia Infinita e Momo in uno scritto saggistico illustra con un esempio illuminante questa capacità infantile. Sulla spiaggia ci sono un uomo e un bambino che finge di cucinare polpette di sabbia. L’adulto, con tono paternalistico si informa sui sapori del cucinato e il bambino tutto compenetrato nella situazione risponde a tono fingendo di aggiungere ingredienti che nomina uno ad uno. “In questo modo – scrive Ende – l’adulto diviene parte del gioco e il bambino prende tuto sul serio. Nel momento in cui però l’adulto si mettesse in bocca una polpetta di sabbia, il bambino si metterebbe a ridere dicendo “Ma che fai? Mica puoi mangiarlo. E’ di sabbia!”

E ‘solo chi non sa prendere sul serio il gioco che confonde i due piani, commenta Ende, l’adulto fingendo di assaggiare la polpetta ha introdotto un elemento di realtà nel dominio del gioco ed il bambino di conseguenza, preme il bottone di pericolo, come a dire “Attenzione, hai portato un oggetto fittizio nel mondo reale, e soprattutto hai introdotto un gesto reale come quello di mangiare veramente dentro il regno della fantasia”.
Esattamente lo stesso accade quando Snoopy rientra dalle sue missioni di aviatore perché richiamato dalla cena o da un biscotto al cioccolato. Addirittura in una striscia prova vergogna perché gettandosi dal suo aereo/cuccia finisce dentro la ciotola, generando un contrasto immediato tra i due mondi. Per nulla turbato, però, il bracchetto trona a darsi un contegno e inizia tranquillamente a mangiare.

 

Il saldo dunque delle sue avventure nel mondo immaginario è ampiamente in attivo: Snoopy ci guadagna tantissimo dalle sue incursioni inventate proprio perché nel resto della sua vita di cane è assolutamente normalissimo e sostanzialmente lieto, capace com’è di comportarsi caninamente inseguendo i tubi di scappamento delle macchine, insidiando la coperta di Linus, lasciandosi comprare anche solo per un biscotto al cioccolato. (continua su La Cuccia del Filosofo)

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