Silver: il mio Lupo Alberto, nato quasi per caso

silver2“Sono come un palombaro; mi immergo in una profondità che è il mio mondo immaginario. Mi piazzo in un angolo e aspetto di vedere passare i personaggi. Osservo e ascolto. Questo succede da 41 anni e ogni sera riemergo.”
Così sintetizza il suo lavoro di artista del fumetto Guido Silvestri, in arte Silver, universalmente noto come il creatore di lupo Alberto.
Un personaggio però, nato, come spesso accade, per caso. “In effetti – ha spiegato oggi a Scrittorincittà – volevo chiamare la mia striscia ‘fattoria Mckenzie’, perché non immaginavo un personaggio centrale, volevo scrivere un qualcosa di collettivo. Però il capoderattore del Corriere Ragazzi mi disse ‘è un titolo troppo lungo, chiamiamola Lupo Alberto’”.

Solo un caso l’omonimia con un celebre attore degli sceneggiati Rai degli anni 60 e 70. Anzi, ci fu anche un incontro in cui l’attore., l’allora celeberrimo Alberto Lupo, accettò la proposta di Silver di scrivere una prefazione per una raccolta di strisce, ma al successivo contatto la molgie dell’atore si interpose e anzi terrorizzò il povero Silver con la minaccia di ricorso agli avvocati. “Per un po’ di tempo – ha ricordato l’autore – sono vissuto nell’incubo che mi piombassero i carabinieri dentro casa”

Il suo sogno, quasi un’utopia erano i cartoni animati. “Volevo con tutte le mie forze realizzarne uno – ha confessato – ma i costi anche allora erano proibitivi; forse però è per questo che nei miei fumetti scrivo molte onomatopee. Mi piace immaginare i suoni dei miei personaggi, raccontarli anche attraverso un suono, come se recitassero con una loro voce”.

Non solo Lupo Alberto anche Enrico La Talpa è frutto di una caso:“Era un periodo in cui soffrivo della sindrome del foglio bianco, non sapevo più cosa inventare e ad un tratto mi è letteralmente sbucata fuori dal nulla questa talpa. Il bello dei personaggi inventati come espedienti è che poco a poco diventano protagonisti e offrono tanti spunti inaspettati.”

La passione di Silver, cresciuta con la lettura di Schulz e in genere dei fumetti americani, ma anche di maestri italiani come Jacovitti, si è sviluppata in un periodo in cui i fumetti erano guardati a dir poco con sospetto e degnazione da parte della cultura ‘ufficiale’. “Dicevano che potevano traviare i ragazzi e io leggevo quasi di nascosto, così come di nascosto ho iniziato disegnando pupazzetti sui quaderni di matematica”

Da allora Lupo Alberto è diventato un’icona, un personaggio da merchandising ed è oramai giunto quasi alla striscia numero 5000.

“Ma devo ancora tuto all’intuizione originale, quella di un lupo che si intrufola di nascosto in una fattoria non per mangiare galline , ma perché si è innamorato di una di loro” Era la creazione di un piccolo “cosmo”, ha concluso, perché quella fattoria “era veramente un mondo in cui si potevano creare situazioni comiche che potevano di volta in volta fornire spunti; poi, si sa, i personaggi vivono di una vita propria e fanno tutto quello che tu neppure avevi immaginato inizialmente di fagli fare”.

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