Un delicatissimo autunno parigino

paris-autunnoPhilippe Delerm fu il caso letterario di fine anni ’90. Con la sua Prima sorsata di birra vendette centinaia di migliaia di copie e aizzò gli editori ad una gara a colpi di milioni per aggiudicarsi gli altri suoi scritti. Che però non ripeterono il successo del primo. Ha la memoria corta il mercato  e soprattutto abbisogna di scosse non di sottili e seducenti confidenze che lui continuava a proporre. E lui, infatti, è rimasto sempre lo stesso. Identico il suo sguardo sulle cose, siano la prima o l’ultima manifestazione di una bellezza che continua meravigliosamente a chiedere di essere colta. E delerm continuava a ripondergli, come adun richiamo. Con un senso di malinconia che non è sconfitta ma desiderio di dire la tenerezza che un paesaggio, un’impressione un’emozione suscita, che a pronunciarla pare già scapparti via ma val la pena di essere detta, di accompagnrne il calore per mantenerlo il più possibile intatto. Anche se sospiri perché ti sembra già perduta o non più la stessa. E così ecco questo delicatissimo autunno parigino, dove la delicatezza, appunto, va letta come la filigrana di una banconota. Le parole sono lucide e trasparenti e lasciano passare quella trama di bellezza che le accompagna come se fosse la prima o l’ultima volta che si pronunciano, come se un filo misterioso le legasse a una sorgente di significato che ci riscalda anche se non la vediamo.

“Gli ippocastani sono solo un po’ più scoloriti nello square Carpeaux. Il tempo è ancora bello, caldo. Un non so che di troppo dolce nel sole del tardo pomeriggio. Una nebbia più fresca nel brusio del primo mattino. Comincia l’autunno. (In città) … non ci saranno le more da cogliere sulle siepi, i funghi nei boschi dei Vosgi, l’uva bionda sulle viti reclinate. Ma forse è ancora meglio così. L’autunno parigino è soprattutto nella mente. Il signor Spitzweg spende pochissimo per vestirsi. Quasi ogni anno, però, si compra un nuovo maglione autunnale (…), che ama poi indossare anche troppo presto, su una camicia a maniche corte, e trova deliziosa la sensazione di ruvido sulle braccia.
Il bruno, il cioccolato, il verde cardo, il verde Irlanda: i colori del maglione si declinano tono su tono, apparentemente sempre gli stessi. Ma per Arnold ogni volta è come comprarsi un nuovo bosco. Un bosco mentale dove inoltrarsi in pieno centro di Parigi.
Per abbondare compra anche una gomma, una penna. Fa gli acquisti come per il ritorno a scuola, golosamente, tra i bambini e le madri che fanno incetta a caso degli oggetti della lista scolastica. Fuori, i lungosenna sono quasi azzurri, ma il Signor Spitzweg è altrove.”

(Da Philippe Delerm, Aveva piovuto tutta la domenica, Frassinelli, 1999)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...