Steven Gerrard, un tributo

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Alla fine è successo. Steven Gerrard ha giocato la sua ultima partita ad Anfield Road.

Il ritiro delle stelle è una tragedia sportiva che si ripete ciclicamente, ma che i veri amanti di questo sport non riusciranno mai ad accettare. Certo, Stevie G non si sta ritirando, anzi inizierà una nuova avventura in quella dorata pensione che è la MLS.

Ma non è la stessa cosa.

Nessuno di noi riuscirà a vederlo senza la divisa rossa del Liverpool, a danzare sulle note di quel valzer dei sogni che è “You’ll never walk alone“.

Persino a cadere in quell’infausto 27 aprile dello scorso anno.

Alle 15.48. Pochi attimi prima della fine del primo tempo di Liverpool-Chelsea. I Reds sono ad un passo dalla prima Premier dal 1990, la prima per Stevie. Proprio in questi momento, succede quel che non deve succedere. Su un innocuo retropassaggio,  scivola. Chi lo ha visto giocare per una vita, chi ha ammirato la sua classe ed il suo ingegno costantemente all’opera nelle situazioni più difficili, non può credere a ciò che vede. Stevie, con la sua caduta, sta regalando a Demba Ba il pallone che gli impedirà di coronare il sogno di una vita.

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Eppure non basta questo.

Nessun incubo, nessun errore, nessuna imprecisione, nulla è in grado di gettare ombra su una carriera così irripetibile. La bandiera, l’uomo a cui la maglia di Merseyside è stata cucita addosso, che ha riportato la Champions ad Anfield, è andato oltre i confini del suo stadio fino a conquistare un culto internazionale.

Abbiamo parlato del momento più basso, anzi del più duro della sua carriera. Ma Stevie G è stato un capitano vincente. Chi ha dimenticato la finale di Champions League del 2004/2005? Quel Milan-Liverpool, con una rimonta da cardiopalma, iniziata proprio dal gol del capitano. La zuccata incredibile di un centrocampista così elegante, che nel momento in cui si fa la storia, riesce a buttare il cuore oltre, l’ostacolo, le formalità, gli schemi, per arrivare lì dove c’è il sogno di tutti.

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Questa è solo una parte di tutto ciò che è stato Steven Gerrard. Un capitano come pochi ne sono rimasti nel calcio d’oggi, quasi un patriota, nato con la maglia dei Reds cucita addosso.Uno di quelli che verrà raccontato dai Federico Buffa del futuro, o magari anche da quello di oggi, perchè no.  Se è vero che oggi è finita la sua storia col Liverpool, è vero anche che inizia finalmente la sua leggenda.

Quando morirò non portatemi all’ospedale. Portatemi ad Anfield, sono nato qui e voglio morire qui.

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