Novalis: uomo e poeta “totale”

novalisI genitori erano coricati già da tempo e dormivano. Il pendolo batteva il suo tempo uniforme, fuori dalle finestre semichiuse il vento sussurrava, a tratti la stanza era rischiarata dal brillìo della luna.

Il giovane giaceva sul suo letto, inquieto, e pensava allo straniero e ai suoi racconti “Non sono i tesori che hanno destato in me questo desiderio inesprimibile – diceva tra sé e sé – non ho alcuna brama di possesso; è il fiore azzurro che desidero vedere. La sua immagine dimora ininterrottamente nel mio cuore, e non riesco a pensare o a concepire nient’altro.

Nel mio animo non avevo mai provato una simile cosa. È come se ne avessi sognato da prima, o come se fossi scivolato dormendo in un altro mondo; perché nel mondo in cui vivo, chi si preoccuperebbe per un fiore? Mai sentito parlare di una passione così strana per un fiore.

Il celebre incipit dell’Enrico di Ofterdingen, romanzo incompiuto di Novalis, dice molto se non tutto della disposizione del cuore di questo poeta. Il poeta dell’infinito, maestro di chi cerca di trovarlo nelle cose, nella vita, nella realtà che non basta al cuore, come scrisse nel suo ultimo frammento.

Perché Novalis, di cui oggi ricordiamo la morte, avvenuta 214 anni fa nel 1801, è stato anzitutto uomo completo: poeta, narratore, conferenziere, ma anche uomo di mondo, ingegnere minerario, botanico, mai scisso, insomma, dal fluire della vita, dagli impegni, dalla materialità del quotidiano.

Forse è per questo che in ogni sua parola c’è una chiave per vedere meglio la cosa che sta designando. Ci sono i segni di una totalità, per lo meno ricercata, agognata, sperata e comunque fatta trapelare con tutto l’empito di un cuore puro e determinato.

Chi si preoccuperebbe di un fiore nel mondo reale? Dice il suo Enrico. E la risposta è già dentro la domanda: chi vede nel fiore non un semplice strumento né un simbolo, ma una cosa reale che in quel momento, per chi guarda con occhi veri indica se stessa e tutto. Un fiore che riassume tutti fiori, tutti gli sguardi, tutti i pensieri che ne hanno accompagnato la visione, o come direbbe lui “l’incondizionato”, che non è un’idea platonica, separata dal mondo caduco, ma la porta di ingresso a una realtà più piena, una porta che può trovarsi dappertutto, anche in un fiore Come recita un’altra celebre lirica che avrebbe dovuto trovare spazio nel romanzo

Quando numeri e figure / non spiegheranno più tutte le creature, / quando coloro che cantano e baciano / sapranno più degli uomini eruditi, / quando il mondo si darà libero a se stesso / e quando ancora luce e tenebre / si ricongiungeranno in un autentico chiarore, / e nelle fiabe e leggende / verrà riconosciuta la vera storia universale: / allora davanti a una parola segreta/ tutto ciò che nel mondo è sviato, sparirà

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2 pensieri su “Novalis: uomo e poeta “totale”

  1. Questo ricordo di Novalis è molto interessante e mi sollecita ad approfondirne la poetica.
    Il suo messaggio mi sembra ricco di insegnamento per l’uomo moderno che a volte guarda alla realtà in modo un po ‘ superficiale.

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