Bobby Moore: scolpito nella leggenda

_47383077_bobbymoorepicture226170bbcdi Leonardo Aresi 

«West Ham to England’s Wembley, they knew it just maybe he’s the best they have ever seen, taught people how to play the football game» Così i “The Business”, attivi sulla scena del British Punk londinese dal 1979, rendono omaggio al più grande difensore della storia del calcio Inglese: Bobby Moore. Il suo palmarès e le sue statistiche parlano chiaro: 544 presenze con il West Ham United, impreziosite da 24 goal, 108 presenze (terzo in assoluto dietro a Peter Shilton e David Beckham) e 2 reti con la nazionale Inglese, la celebre coppa del mondo alzata da capitano nel 1966 a Wembley, la FA Cup e la Coppa delle Coppe ottenute con gli Hammers. Moore, sin dai primissimi calci al pallone nel cortile della Westbury Primary School di Barking, desiderò in cuor suo di poter avere un giorno l’occasione di entrare nelle fila del West Ham. Ogni figlio dell’East end londinese che si rispetti ha sognato almeno una volta di calcare in prima persona il manto erboso di Upton Park con la casacca claret and blue addosso e con le note di “I’m forever blowing bubbles” in sottofondo; ma a lui non bastò bramare quel sogno, lui lo realizzò. Così nel 1956, a 15 anni, ebbe inizio la sua avventura nel mondo del calcio, proprio nelle giovanili dei Martelli.

L’otto Settembre del 1958 arrivò il debutto in prima squadra contro il Manchester United, reduce dal tragico incidente aereo di Monaco dell’anno precedente. I Red Devils guidati in panchina dal leggendario Matt Busby ed in campo da un altro Bobby che diede spettacolo durante la sua carriera, ovvero Bobby Charlton, vinsero quell’ incontro per 3-2. «Il biondino che ha sostituito Allison nel cuore della difesa» come verosimilmente descritto dai fedelissimi del West Ham nel post-partita fuori dallo stadio quel pomeriggio, mantenne poi il posto da titolare. Bobby ereditò proprio la maglia numero 6, divenuta un vero e proprio cult popolare, e la posizione in campo del suo mentore Malcolm Allison, ormai incapace di giocare a causa di una brutta bestia chiamata tubercolosi. Il ricordo più bello di Big Mal legato alla allora giovane promessa è di quando un giorno, sul bus di ritorno verso casa, alla timida domanda del piccolo Moore su quale sia l’elemento più importante durante le fasi concitate di un match egli rispose «sapere cosa fare del pallone prima di entrarne in possesso». Il ragazzino ne fece tesoro e ci costruì sopra una favolosa carriera: la lettura delle azioni, il timing perfetto nei tackles, la qualità offensiva nelle ripartenze e nei lanci dalle retrovie lo contraddistinsero da subito nella massima serie inglese. Nei campionati d’oltremanica degli inizi anni ’60 era l’unico difensore con quelle caratteristiche così moderne.Bobby Moore statue

Nonostante gli Hammers, durante i suoi 16 anni di militanza, non riuscirono mai a posizionarsi sopra il sesto posto in classifica della allora First Division, Moore fu tra le pedine fondamentali nella conquista dei primi trofei del suo club nel calcio che conta. Il due Maggio del 1964 a Wembley di fronte ad una mostruosa platea di centomila appassionati, dopo aver rifilato un 3-2 ai danni del Preston North End, Bobby alzò al cielo il trofeo più antico del mondo, la FA Cup. I martelli battevano forte sull’incudine e finchè il ferro fu caldo non si fermarono. Esattamente un anno dopo la vittoria della tanto agognata coppa nazionale, Moore e i suoi compagni si imposero per 2-0 nella finale di Coppa delle Coppe tenutasi proprio a Wembley contro il monaco 1860 grazie ad una doppietta di Sealey al 70′ e al 72′. Ma quella non fu la sua ultima scalata da capofila per ritirare un trofeo verso i seggiolini più prestigiosi del tempio del calcio.

bobby e regina 2L’ottava edizione della coppa del mondo nel 1966, infatti, gli permise ancora una volta di assaporare quelle emozioni. L’unica vittoria finale, fino ad oggi, dei fedeli alla Regina nell’evento sportivo più importante del pianeta arrivò in quel torneo sul suolo amico. Dopo una avvincente cavalcata nella quale, dopo essersi piazzati al primo posto nel girone di qualificazione, i 3 leoni furono capaci di sbranarsi l’Argentina e il Portogallo della “Pantera nera” Eusebio, ad aspettarli in finale ci fu la Germania Ovest capitanata da un altro signore della difesa: Franz Beckenbauer. Chi se non i 3 del West Ham Hurst-Peters-Moore potevano essere gli eroi nazionali di giornata? Il tabellino dell’incontro è stampato e affisso nelle case di mezza Inghilterra ancora oggi: England 4 – West Germany 2, after extra time. Hurst andò in goal per 3 volte, Peters per una e Capitan Bobby ebbe la meglio nella sfida a distanza con “Der Kaiser” Franz: c’è bisogno di aggiungere altro? Il pomeriggio del trenta Luglio ’66 Moore salì per l’ultima volta le scalette di Wembley, casa sua, casa di migliaia di inglesi, ritrovandosi stavolta la Regina Elisabetta II in persona a consegnarli la coppa del mondo. Bobby Moore è scolpito nella leggenda.

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