L’alba del rappresentante

autogrill1di Paolo Marcacci

Giallo, verde, blu: alcune fisse, altre a intermittenza; le luci del cruscotto mi fanno sempre pensare a quelle di Natale, a quei giorni in cui sto a casa e ci sono così poco abituato che a un certo punto non so più cosa fare e mi riprenderei la valigia col campionario, la borsa e tutto il resto per partire di nuovo.Tre gradi, la temperatura esterna; si capisce da quel poco di nuvole che si riesce a vedere, sono striate dalla tramontana. Invece l’abitacolo è diventato troppo caldo, mi succede sempre…Va beh che tra due chilometri c’è l’autogrill, faccio colazione e prendo i cornetti per Marta e i ragazzi.

Ormai è diventata una regola, più che un’abitudine: evito di fermarmi in albergo, uso la notte per viaggiare e poco dopo l’alba riesco a essere a casa. Mi piace vederli che si svegliano, che si preparano, vederli uscire assieme a lei che li porta a scuola. Mi sembra di esserci stato, di aver passato in casa anche la notte. Come la gente normale, dice Marta ogni tanto. E io, con la solita risposta da coglione, ribatto che mica tutte le mogli della gente normale possono permettersi di caricare la spesa dentro la Range Rover. Mi detesto, quando le rispondo così; soprattutto, detesto il fatto che mi venga sempre spontaneo.

Ecco la corsia; sempre così in autostrada, di notte: passi dal buio totale alle luci abbaglianti, ai colori sgargianti, come questa scritta, che si vede da chissà dove; come la corsia giallo fosforescente del Telepass, come i lampeggianti e i catarifrangenti…

Solo due camion, posso parcheggiare proprio davanti all’entrata dell’autogrill. Caldo, sempre eccessivo. L’odore di caffè è un po’ meno intenso, si vede che da qualche ora la macchina è ferma. Questo è uno di quei posti dove potrei essere chiunque altro, senza dover rendere conto a nessuno. Mi piace fare il giro degli scaffali, qui è lecito fermarsi a guardare tutto quello che ti farebbe inorridire in qualsiasi altro posto: mi piace leggere le etichette dei salumi e degli altri alimenti spacciati per tipici e D.O.P, osservare gli accessori per i cellulari, che per cinque secondi ti fanno pensare che potrebbero esserti utili.

Finisce che prima o poi mi compro la raccolta coi cd di Battisti. Pure i libri sono sempre gli stessi, Camilleri non manca mai.

Avrà più o meno vent’anni, la ragazza al bancone; è bionda, senza averne l’aria; sembra quasi triste, con quel mezzo sorriso, o forse è una smorfia: di noia, di fatica per il turno massacrante; forse vorrebbe trovarsi altrove, anzi sicuramente vorrebbe trovarsi altrove. Mi fa pensare a certi fiori delicati che nascono sulle scarpate ferroviarie e vorrebbero trovarsi in un giardino. Ha le mani curate, anche se tiene le unghie molto corte, per via del lavoro credo.

Sono tutti uguali, i cornetti degli autogrill: troppo dolci, troppo caldi, con la marmellata che non capisci mai se sia di pesca o d’albicocca. Però mi piace quando al primo morso ti riempi di zucchero a velo, quando senti la sfoglia che non è lievitata mai del tutto, come tutte quelle cose che nella vita non ci vengono come le avevamo immaginate. Non riesco a capire l’accento della ragazza, quando mi dice che stanotte non è passato quasi nessuno e che lei ha avuto tempo per leggere il libro dell’esame. Diritto privato. Non ha un filo di trucco, i lineamenti sono delicati al punto tale che qualsiasi cosmetico li rovinerebbe. Scommetto che anche quando esce con gli amici mette al massimo un po’ di rossetto, un velo di fondotinta. E scommetto che i ragazzi della sua comitiva preferiscono corteggiare le altre, le sue amiche più appariscenti, più volgari.

Fammi un altro caffè, tanto poi quando arrivo a casa abbasso le persiane e dormo lo stesso, col televisore acceso a volume basso sui telegiornali del mattino. Almeno capisco da dove vieni, prima di chiedertelo. Sei del centro Italia, ma non c’è una cadenza marcata nelle parole cortesi con cui mi rispondi. Forse vieni dal basso Lazio, o da qualche provincia dell’Abruzzo.

Avessi vent’anni di meno, ti proporrei di andarcene, adesso; di farci un giro per poi fermarci chissà dove, magari per vedere l’alba, forse sul mare, anche se fa freddo. Ti aiuterei a tirare su la lampo del piumino e ti farei appoggiare addosso a me, senza dire niente. Forse più nessuno lo fa, forse i tuoi coetanei attaccano bottone in tutt’altra maniera; ti sembrerei vecchio anche con vent’anni di meno.

Saremmo una coppia clandestina, come…Come questi due che sono arrivati all’improvviso. Neanche me n’ero accorto. Gli si legge in faccia.

Mi faccio mettere tre cornetti in una busta di carta, con tanti fazzolettini. Pago, prendo il resto e me ne vado. Ciao, buon lavoro.

 

 

 

 

 

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