Tanti auguri ‘Pastorale’

Symphonie_Sixieme_BeethovenEnPromenade_Schmiddi Filippo Simonelli

Il 22 dicembre 1808 vennero eseguite dal vivo per la prima volta al “Theater an der Wien” la Quinta e la Sesta sinfonia di Beethoven. Opere destinate a segnare il corso della storia della musica, ma è sulla sesta che vogliamo soffermarci in particolare. Non che i celebri “colpi del destino” della quinta abbiano un valore inferiore, ma la capacità della sesta di diventare un archetipo fondante e pietra di paragone per tutto ciò che venne dopo merita un’approfondimento e uno spazio che spesso perde a vantaggio della più celebre sorella: Alban Berg chiamerà la sesta sinfonia di Mahler “L’unica sesta malgrado la pastorale”, proprio a significare l’impossibilità per un sinfonista di non misurarsi con l’opera di Beethoven, di non poter sfuggire in alcun modo dalla malìa del numero d’Opus. Con un ascolto attento ci si accorge facilmente che il motto di Berg non è affatto una boutade, anzi le differenze e le simmetrie tra le due composizioni saltano all’occhio: la tonalità di impianto inoltre viene seguita per ben tre movimenti, scelta inconsueta per il compositore boemo, come il Fa Maggiore in altrettanti movimenti della “Pastorale”; ed infine la presenza forte di timpani e percussioni la cui assenza quasi totale nella sesta del Maestro di Bonn rende “la qualità sonora così particolare […] anche nel forte il suono orchestrale è quindi sempre limpido, trasparente, mai aggressivo o drammatico” secondo Giovanni Bietti.

La Sinfonia di per sé ha un’enorme valore anche prescindendo dal giudizio postumo o dalla comparazione con altri musicisti che più o meno direttamente della sua esemplarità hanno risentito. La Pastorale è infatti un primo esempio di sinfonia “sottotitolata” : a ciascun movimento corrisponde una frase esemplificativa del contenuto. Questo tuttavia non la rende un nuovo capitolo di musica a programma come potevano essere i concerti di Vivaldi divenuti poi celebri come “Le Quattro Stagioni”: lo stesso Beethoven a scanso di equivoci volle aggiungere la postilla programmatica “più espressione di sentimento che pittura” per rimarcare la differenza tra imitazione e meditazione musicale. In Vivaldi la musica è infatti costituita in modo da imitare direttamente lo stimolo naturale (già a cominciare dal primo movimento del primo dei quattro concerti), mentre per Beethoven non è assente, ma è deliberatamente posto sullo sfondo (cadenza del secondo movimento) , oppure è parte della ritmica che sempre nello stesso movimento con il suo tempo in 12/8 rende avvertibile in filigrana l’andamento sinuoso del fiume. Il movimento infatti, si intitola ‘scena preso il ruscello’ . Una presenza realistica ma non immediatamente musicale anche se il compositore si sentì di “assegnare” come una voce d’uccello a ciascuno strumento. Beethoven “l’enunciatore”, dunque, si fa ancora una volta portavoce della sensibilità del suo tempo, privilegiando l’espressione di un sentimento universale che l’individuo (romantico) prova di fronte al paesaggio naturale alla scelta del particolare di questo o quell’elemento del contesto (il suono degli uccelli) che partecipa si della composizione , come ebbe a dire il maestro in persona, ma rimane elemento di sfondo.

Anche a livello strutturale Beethoven sceglie di innovare in questa sinfonia: “in Beethoven l’architettura appare in piena luce dove prima si cercava di dissimularla”(Remi Jacobs) , ed il maestro infatti abbandona il modello di quattro movimenti caro al suo mentore Haydn e raddoppia lo scherzo, aggiungendo l’episodio della tempesta che con tutta la sua drammatica potenza sonora (è l’unico movimento della sinfonia ad avere previsto in organico i timpani) prepara ad un finale invece decisamente morbido e rassicurante, istituendo un parallelo, secondo Charles Rosen, con il quartetto d’archi in sol minore K 516 di Mozart.

Questa è ovviamente una parziale suggestione che spiega quanto la Pastorale sia arrivata addirittura a rappresentare “la musica idilliaca” in senso lato. A tutti è familiare il motivo del terzo moivmento divenuto una delle celebri colonne sonore del film Fantasia di Walt Disney . E sempre a proposito di immagini, la Pastorale stessa e la serie di litografie e ritratti del compositore hanno contribuito a creare il mito del Wanderer perso nei suoi pensieri in un paesaggio bucolico e ameno. Un uomo solo, scontroso, perso nei suoi pensieri. Chi lo incontrava magari proseguiva con un’alzata di spalle senza sapere quanta musica c’era dentro quella testa che pareva solo guardare oltre, verso quei colli e la linea del cielo.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...