Berlino in fuga dal Muro su ‘Il Foglio’

ARTICOLO IL FOGLIO QUOTIDIANOdi Andrea Monda

La Barriera di protezione antifascista (antifaschistischer Schutzwall) comunemente chiamato “Muro di Berlino” fu costruito il 13 agosto del 1961 e divise in due la città tedesca per 28 anni fino al 9 novembre 1989. A venticinque anni dal crollo di quel muro, grande cicatrice nel cuore dell’Europa, fioccano gli eventi commemorativi, le solenni celebrazioni e le pubblicazioni; tra le tante questa di Saverio Simonelli, giornalista laureato in filologia germanica e critico letterario, si distingue per una sua grazia lieve, discreta ma che con il gusto dell’understatement forse si rivela più acuta ed efficace delle concorrenti. Come rivela il sottotitolo, Storie e imprese spettacolari, l’approccio è narrativo: non un saggio sulla storia recente (che oggi appare già così tanto distante) ma una raccolta di storie, racconti di fughe, semplici e arzigogolate, drammatiche, incredibili e surreali come solo la realtà sa essere, in una parola umanissime.

In 28 anni cinquemila sono stati i tentativi di fuga riusciti a fronte di circa 250 persone che ci hanno rimesso la vita, uccisi dalle guardie poste a controllo del muro. Nonno Walter è l’immaginario cantore che Simonelli inventa per raccontare ai giovani del 2014, una decina di quelle storie giunte ad un lieto fine. In questo testo, un po’ Decamerone un po’ Odissea (con l’epica del viaggio, questa volta senza ritorno), a metà del cammino l’autore di questi racconti, documentati storicamente quanto intensi dal punto di vista narrativo, sceglie di rovesciare la prospettiva e fa parlare uno di questi piantoni, andando a sbirciare in suo diario: “Berlino, 18 gennaio 1962. Da oggi la mia unica occupazione è stare in piedi. Camminare su e giù. Pochi metri in realtà. Quindi fermarmi e controllare: guardare di qua e di là. Da questa posizione riconosco qualcosa di simile a delle vite. Sbircio nelle finestre dalla parte di Berlino Ovest: luci che si accendono e spengono, una madre con un bambino in braccio, un vecchio che frigge delle uova, mi sembra.”. Viene in mente il film premio Oscar Le vite degli altri e la sua struggente parabola, in cui la spia della Stasi passa dal sorvegliare al vegliare, perchè questo sembra il tema che corre sottotraccia al libro: l’osservare la vita con partecipazione e com-passione. Tutti, i fuggitivi e le guardie, sono costrette dall’angustia della storia ad osservare, ad acuire questo senso così umano (“Bah, forse alla fine anche questi turni di guardia a qualcosa serviranno”, scrive sul suo diario il piantone, “Quantomeno sviluppo la capacità di osservazione”) che è anche il senso dello scrittore, di ogni artista che non può essere altro che un attento osservatore della realtà. Ma non è l’osservazione fredda e asettica di chi realizza esperimenti in laboratorio, quanto la pietà di chi vive l’esperienza della vita umana come dramma e avventura. Piccole sceneggiature di film d’azione, queste brevi storie toccano per la delicatezza con cui lo sguardo dell’autore si adagia sulle piccole pieghe della Grande Storia, cercandone un segno di speranza. In una recente intervista che Simonelli ha realizzato per TV2000 (per cui cura i programmi culturali) ha raccolto queste parole dello scrittore tedesco Hans Magnus Enzensberger: “Quando si scrive una biografia ci deve essere una relazione affettiva abbastanza marcata con l’oggetto di cui si parla altrimenti si rischia di redigere un non senso, appunti e basta o peggio ancora disquisizioni sociologiche. E’ vero che ci vuole una certa distanza per scrivere bene, ma deve rimanere una tensione non risolta tra questa tendenza e l’amore per ciò che si racconta”. Parole che valgono anche per questa “biografia” del Muro di Berlino, una vita raccontata dal punto di vista dei suoi “trasgressori”.

Recensione comparsa su ‘IL Foglio’ il 12/12/2014

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