Jean Sibelius, il colore della Finlandia

sibeliusdi Filippo Simonelli

L’8 dicembre di 149 anni fa nasceva Jean Sibelius, colui che ha dato voce all’animo profondo di una terra solo apparentemente fredda e poco attraente, la Finlandia. Proprio alla sua patria il compositore di Hameenlinna ha dedicato le note che lo hanno reso celebre, quelle della suite Finlandia (op.26) scritta all’indomani della indipendenza del granducato dalla Russia zarista nel 1899, che colpisce anche l’ascoltatore meno esperto fin dalle prime note: l’incipit della prima sezione ricorda infatti molto la Musica che accompagna la morte Nera in Star Wars (nonché nella parodia Balle Spaziali, provare per credere). Prima della Finlandia, era già stata fortunata la Karelia (op.11), altra suite dai toni fortemente patriottici di cui è celebre il primo movimento col suo andamento di marcia, in cui le percussioni scandiscono il tempo evocando quasi l’effetto della neve cadente.

Ma Sibelius è noto anche come grande sperimentatore. La sua vena innovativa si manifesta specialmente nelle sinfonie : il momento più alto il compositore finnico lo raggiunge forse nella quarta sinfonia (in la minore op. 68), che , persino a detta di Adorno, uno dei suoi critici più sdegnosi, contiene il materiale musicale del più alto livello. L’ascolatore viene subito colpito dalla dissonanza (un tritono nello specifico) do-fa diesis su cui poggia la cellula motivica del violoncello è che fa da fil rouge a tutto il primo movimento, offrendo al compositore un materiale cosi duttile e malleabile in grado di permettergli quel grande salto che molti suoi contemporanei non erano in grado di compiere, ovvero quello di “sviluppare indipendentemente il sistema intervallare da quello ritmico”, come sottolinea il grande critico tedesco Carl Dalhaus.

Alcuni biografi hanno voluto associare la forte tensione emotiva di cui è permeata la sinfonia con momenti di profonda sofferenza interiore, ma è quantomeno riduttivo attribuire uno sviluppo così significativo della tecnica compositiva ad un mero episodio di sconforto: e se anche si guardasse solo alla tensione drammatica, sarebbe facile ritrovarla anche in opere precedenti (come il concerto per violino op. 47, 1904) e posteriori ( come la settima sinfonia op. 105, 1924). Diamo dunque a Sibelius quel che è di Sibelius, rendendo omaggio ad un compositore troppo bistrattato da una critica musicale attenta esclusivamente alla musica come linguaggio fine a se stesso.

Per concludere questo piccolo tributo al compositore venuto dal profondo nord, non può mancare un piccolo consiglio d’ascolto: anche chi non mastica quotidianamente la “classica” potrà apprezzare le note del Valse Triste (op.44), senza dubbio una piccola perla di classicità nel variegato repertorio di Sibelius.

Buon ascolto!

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