Pillole di Ken Follett

Ken FollettQui di seguito alcuni estratti dall’intervista che Ken Follett mi ha rilasciato e che andrà in onda domenica ne La Compagnia del Libro su Tv2000

La scrittura popolare e lo studio delle fonti  Prima di iniziare a scrivere questa trilogia ho trascorso sei mesi a leggere libri di storia. Lo faccio sempre. E’ un lungo periodo di gestazione, di pianificazione. C’è molto da imparare, molte ricerche da fare. Questo è importante perché in un romanzo che vuole essere popolare non ci deve essere una singola pagina che annoi il lettore, non una scena che lui desideri saltare. A me piace che il lettore si chieda: ‘Dio mio, cosa succederà, adesso?’ Tutti particolari sui quali lavoro personalmente con grande attenzione.

Il 1989. La fine di una controversia Il 1989 non è stata la fine della storia come scrisse Fukuyama ma la fine di una controversia. Per molta parte del secolo la gente ha discusso ferocemente sul comunismo, se fosse o non fosse il miglior sistema per la razza umana. Ora noi sappiamo che non lo era, per cui se in quella data non sono terminati i conflitti fisici, perlomeno si è chiuso quel conflitto intellettuale.

Kennedy e Kruscev. Il presidente Kennedy è una figura centrale nella mia storia, lui era il leader del mondo libero e ne era il simbolo. Per capirlo basta guardare una foto o un filmato del suo incontro con Kruscev. Il loro aspetto esteriore era il simbolo di due diversi sistemi di vita. Kennedy è bello giovane, ben vestito, Kruscev è un uomo vecchio, rozzo che indossa un un orribile abito russo. Non c’è neanche bisogno di ascoltare quello che dicono per capire che sono due mondi totalmente separati.John_Kennedy_e_Nikita_Khrushchev,_Vienna_1961

La centralità delle emozioni Sono un narratore non uno storico, per me contano le emozioni, non voglio essere noioso come può esserlo un saggista. Noi siamo esseri umani, rispondiamo alle emozioni, alla felicità alla tristezza, la rabbia, la paura, l’amore e l’odio. Questo è quanto ci deve essere in un romanzo.

L’atmosfera e il ritmo Non credo che negli anni il mio modo di scrivere sia cambiato molto. Da quando ho iniziato a scrivere romanzi più lunghi però, mi concentro più su atmosfere e dettagli. I miei primi libri avevano un tritmo frenetico erano tutto azione, oggi non è più così anche se mi sento la stessa persona che iniziò a scrivere 40 anni fa.

Le bugie che ci piacciono In una storia ci deve esere sempre l’elemento dell’intrigo. Da lettore voglio trovare qualcosa che mi faccia chiedere: ‘C’è forse qualcos’altro sotto la superficie?’ Questo tipo di complessità cattura l’attenzione di chi legge. Nei romanzi si dicono un sacco di bugie e si nascondono molti segreti. In una storia c’è sempre qualcuno che compie un’azione e poi finge, anzi, sostiene di non averla compiuta. Be’, noi lo sentiamo vicino quel personaggio perché tutti noi abbiamo fatto qualcoa del genere nelle nostre vite. Per cui quando vediamo qualcuno che si comporta così e magari finisce nei guai… be’ è facile immedesimarsi in lui

james-bond-marathonIo e Bond Da giovane ho letto tutte le storie di James Bond e sono diventato un grandissimo fan della serie. Certo io non scrivo come Fleming e non ho mai creato un personaggio simile a Bond, ma quello che ricordo perfettamente era l’emozione che provavo quando avevo un nuovo libro di James Bond da leggere. Così quando ho cominciato a scrivere i miei romanzi ho pensato a questo: cercare di dare al mio lettore quella stessa emozione che avevo provato io. Volevo che lo ro pensassero: ‘mamma mia un altro libro di Ken Follett’ così come io dicevo ‘oh mamma mia un altro libro di Fleming’

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