Ursula Le Guin: “C’è bisogno di scrittori realisti di una più ampia realtà”

Ursula-Le-Guin-007“In questi tempi difficili c’è più che mai bisogno delle voci di scrittori che sappiano vedere alternative al modo i cui oggi viviamo e che attraversando con lo sguardo la nostra società, così intessuta di paure e ossessioni tecnologiche, riescano a immaginare altri modelli di esistenza, e a concepire perfino fondate ragioni di speranza. Abbiamo bisogno di scrittori che sappiano ricordarci la libertà. Poeti, visionari, realisti di una più ampia realtà” Con queste parole, con questo nitido e indefettibile richiamo alla necessità dell’immaginazione Ursula le Guin ha aperto il suo discorso di ringraziamento in occasione del conferimento di una medaglia per il suo speciale contributo alla letteratura americana durante la premiazione dei National Book Awards.

La grande scrittrice più volte insignita dei premi Hugo e Nebula per le sue opere di carattere fantastico e fantascientifico ha tenuto a precisare subito dopo di ritenersi particolarmente soddisfatta del riconoscimento anche – ha specificato – a nome “di quei colleghi autori di fantasy e scrittori di immaginazione che negli ultimi 50 anni sono stati solo spettatori di riconoscimenti andati ai ‘cosiddetti realisti’.

Le Guin non ha poi risparmiato pesanti accuse al sistema editoriale nel suo complesso: “proprio ora – ha proseguito – abbiamo bisogno di scrittori che conoscano la differenza tra la produzione di un bene di mercato e la pratica di un’arte. E tuttavia osserviamo come i settori amministrativi esercitino un controllo ferreo su quelli editoriali. Vedo i miei stessi editori che, in preda a un panico folle di ignoranza e ingordigia, si fanno pagare dalle biblioteche pubbliche una cifra sei o sette volte maggiore di quella che chiedono ai clienti. Abbiamo assistito a delle vere e proprie fatwe e minacce da parte di un sistema corporativo all’indirizzo di editori e scrittori disobbedienti.”

Ma non sono solo i vertici del sistema i colpevoli, una buona parte di responsabilità secondo le Guin è anche degli scrittori, di “coloro cioè che producono libri ma hanno accettato di lasciarsi dire da altri cosa scrivere e cosa pubblicare”, facendosi così trattare “alla stregua di un deodorante”.

“I libri però – ha concluso – non sono beni di consumo e anche se viviamo in una società capitalista, non esiste un potere umano al quale non si possa resistere e che non si possa cambiare. Resistenza e cambiamento spesso iniziano in ambito artistico e molto più spesso nel nostro campo specifico, che è quello dell’arte della parola. E il nome della nostra ricompensa non è profitto, ma libertà”.

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