I musicanti di Brema. Tra fiaba e realtà (featuring Vittorio De Sica)

I_musicanti_di_Brema_ombraInizia da oggi su Inoltre un viaggio nelle fiabe più amate. Un viaggio alla ricerca del loro fascino e del loro mistero senza forzature sociologiche o psicanalitiche spesso parziali, ideologiche e comunque lontanissime dallo spirito che quelle storie ha generato. Iniziamo così con i Musicanti di Brema cercando di posizionarci esattamente nei luoghi – caso unico per i fratelli Grimm – dove la storia si è effettivamente svolta. Alcuni tedeschi, tra l’altro giurano che in qualche modo sia vera…

(Anche un grandissimo attore e regista come Vittorio De Sica ha contribuito al suo fascino raccontandola e qui anche prima di rileggervi la storia potete godervelo)

Ci sono un asino, un cane, un gatto e un gallo ormai vecchi e i rispettivi padroni che, volendosene sbarazzare, cercano la maniera migliore di eliminarli. Il primo a fiutare i guai è l’asino che, in fuga dalla sua stalla, incontra casualmente e uno per volta gli altri tre reietti. Anzitutto il cane, vecchio anche lui e inadatto oramai alla caccia, poi il gatto, non più buono a “inseguire i sorci,” il gallo che rischia di finire lesso per il prossimo giorno di festa. Vecchi ma perspicaci questi animali domestici, bravi a decifrare le intenzioni dei loro padroni.
L’asino, del resto, ha una sua certa fantasiosa abilità mell’organizzazione delle risorse. Lui è già partito dal suo mulino con una bella idea che senza esitazioni propone anche agli altri: andare a Brema per aggregarsi alla banda municipale. IL cane potrà suonare le percussioni, il gallo sfruttare il suo canto squillante, il gatto potrà comunque dare una mano. Sì, come un futuro direttore, l’asino sa immaginare già un buon nucleo della sua futura orchestra.
La strada da fare, a quanto sembra, non è proprio brevissima ma l’entusiasmo della conquistata libertà servirà a raddoppiare le forze.

E invece i quattro a Brema non ci arrivano perché verso sera, girovagando nei boschi si ritrovano davanti a una casa dove alcuni briganti stanno allegramente banchettando. I quattro amici, affamati, si piazzano davanti a una finestra e organizzano un bel contrappunto di urla e schiamazzi, così atroce e lugubre che gli inquilini, banditi forse sì, ma sicuramente piuttosto sprovveduti, se la danno a gambe. Entrati così trionfalmente i quattro spazzolano via ogni bendidio e rintuzzano pure un tentativo notturno di riconquista da parte dei briganti ai quali morsi, artigli e zampate sembrano al buio l’assalto di un’orda di indemoniati. Ed è questo il particolare decisivo che ne ha garantito il successo presso i bambini di ogni tempo e di ogni angolo del mondo: l’idea di nascondersi al buio e fare un gran fracasso, sbucare come dal nulla, confondersi, scambiarsi ruolo, perfino identità, imbrogliare e spaventare chi casualmente entri in quel momentaneo e magico dominio di fantasia e oblio. Il tutto per una volta non fine a se stesso, ma col nobile intento di scacciare i cattivi: bella occasione, imperdibile e forse anche un modello mutuabile a cuor leggero per ulteriori riproposizioni.

Ma il fascino della fiaba è come sempre anche più sottile e conquista con un sottotesto nemmeno troppo celato l’ammirazione dei lettori più cresciuti. Di elementi notevoli la storia abbonda: c’è il tema dell’abbandono, del rifiuto di chi invecchia, c’è l’idea di cercare una ragione di vita attraverso la musica, anche se non si è naturalmente dotati. C’è poi il senso della compagnia, del gruppo che supera l’avversità, il paradosso del piccolo che vince, e c’è, sovranamente silenzioso, il bosco dove come al solito si può avere paura ma in mezzo al quale c’è una luce che vuol dire sempre casa. Tra l’altro da quella casa i musicanti non se ne sono più andati, rinunciando, almeno nel tempo della fiaba, a qualsiasi velleità musicale e alle attrattive della città, anche se oggi a Brema, proprio a destra del Duomo e di fronte allo splendido municipio, sono immobilizzati definitivamente nel bronzo, nella stessa posa assunta di fronte alla casa quella sera persa lontano lontano nel “c’era una volta”. L’asino ritto sulle quattro zampe, e in groppa il cane che sostiene il gatto che a sua volta ospita le zampe del gallo pronto all’occorrenza a svolazzare via. Come in quel momento irripetibile in mezzo al bosco di fronte alla luce misteriosa.
Il povero asino poi è quello che maggiormente ha sofferto l’ingiuria del tempo e delle mani dei turisti che ne strofinano la punta del nasone in cerca di fortuna. Un po’ come si fa con l’alluce di San Pietro in Vaticano.

Oggi i boschi nei dintorni di Brema si sono notevolmente ridotti: il paesaggio che già di suo spiana verso il Mare del Nord è solcato da vie più o meno grandi e trafficate e sicuramente più confortevoli e affidabili del sentiero affrontato dai quattro animali. L’autostrada ti conduce sul suo manto grigio e impeccabile e la periferia della città è un diaframma sottile attorno a un centro storico essenziale, così aggraziato che dentro il barocco e il medioevo ci convivono senza forzature: il municipio, gioiello seicentesco, scampato anche alle bombe della seconda guerra mondiale e il duomo medievale con la sua facciata ampia e bassa che pare un nido poggiato placido sulla piazza con le due torri che faticano pure loro a staccarsi dal terreno e spingerti lo sguardo verso l’alto.

Intanto però rimaniamo per la strada, visto che c’è anche chi si è immaginato di rintracciare nella realtà i probabili spostamenti dei quattro animali in viaggio verso Brema. Non solo: intere comunità e paesi nel raggio di qualche decina di chilometri dalla città rivendicano orgogliosamente e con tanto di targhe esposte sulle mura di alcuni edifici il proprio ruolo di ‘stazione’ della storia, come di una laica e gioiosa via del pellegrino fantastico.

Nei pressi di Vechta, partendo da sud, su un vecchio mulino si legge testualmente: questo è il luogo storico in cui l’asino decise di diventare membro dei musicanti di Brema. Non è che ci sia un pellegrinaggio di turisti qui davanti, ma la targa ostenta una discreta sicumera e il paesaggio intorno l’incoraggia con i suoi toni avvolgenti e le necessarie gradazioni di verde anche sotto la coltre bassa delle nuvole. A Syke, invece, la casa più antica del borgo viene considerata senza ombra di dubbio e anche qui con tanto di iscrizione la dimora dei briganti –e qui poco importa che nella storia la casa sia avvistata nel mezzo del bosco e quindi evidentemente in posizione isolata rispetto a qualsiasi agglomerato – Visselhoevede e Verdenmoort giurano di essere i luoghi in cui l’asino ha incontrato prima il cane e poi il gatto. Nel 2008, forse per accontentare un po’ tutti, lungo il percorso che attraversa l’area di Kirchlinteln è stata tracciata una pista ciclabile democraticamente intitolata Strada dei musicanti di Brema che congiungendo le diverse ‘stazioni’ e senza privilegiare alcun luogo riunisce ed esalta le singole rivendicazioni.

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