Cuneo Scrittorincitta 2014. Marie Aude Murail si racconta

murail__marie-audeQuando c’è lei a incontrare bambini e ragazzi, ogni risposta diventa un racconto. Parliamo di Marie Aude Murail, scrittrice francese pluripremiata al di qua e al di là dell Alpi, autrice di romanzi memorabili e che hanno il pregio di affrontare tematiche dure, a volte anche scabrose, mettendo sempre in primo piano la speranza, l’amore e la fiducia nell’immaginazione.

Oggi a Cuneo, incontrando con Andrea Valente alcune classi, ha di fatto spaginato il suo cuore e la sua creatività svelando non solo il suo approccio alla scrittura ma intarsiando nel racconto profondissime riflessioni sulla vita, sull’amore e sulla fede, senza temere di avventurarsi in ambiti assolutamente privati.

Come quando ad esempio ha raccontato che una delle protagoniste del suo ultimo romanzo si chiama Venise come la figlia che ha avuto a 40 anni e che ha chiamato così perché durante un soggiorno a Venezia il marito, entrando per la prima volta in una Chiesa aveva espresso il voto, poi esaudito, di avere una figlia femmina; oppure quando ha rivelato la storia d’amore dei suoi genitori che ha ricostruito in parte ritrovando alla loro morte le loro lettere d’amore. “Mio padre e mia madre, anche se hanno avuto grandi difficoltà negli anni, hanno conservato il loro matrimonio e così hanno dato a noi figli la possibilità di credere che l’amore sia per sempre.” “Mio padre – ha continuato – era scrittore e poeta, ma non ha avuto successo nella vita, anzi ha sempre sofferto questa condizione, di essere poco letto. Ma una volta l’ho sentito parlare con la babysitter di mia figlia, le stava confidando che io ero il suo riflesso e quello che non era riuscito ad esser lui lo ritrovava in me. Ecco – ha concluso – un uomo così nonostante le avversità, le infedeltà e i drammi personali, non si può dire abbia sbagliato la sua vita, perché ha trasmesso un amore che in ogni caso ha prodotto frutto”.

Parlando dei suoi libri, Murail ha spiegato che per scegliere i temi si lascia ispirare dalle sue letture, soprattutto dei quotidiani. “Ho una serie di cartelline dove inserisco i ritagli di storie e personaggi che mi colpiscono, poi quando mi sono documentata per bene inizio a scrivere”.

Una vocazione precoce la sua visto che, come ha raccontato mostrando dei manoscritti ingialliti dal tempo, ha iniziato a scrivere a dodici anni per la sorellina minore che ne aveva otto. Da allora non si è più fermata e ha scritto quasi un centinaio di libri, dieci dei quali tradotti in Italia. I più noti sono Oh Boy e Mio fratello Simple, che affrontano temi delicati come ad esempio quello della disabilità. “Io credo sempre in quello che scrivo, ma quando mi metto al lavoro non sono semplicemente me stessa. Credo che uno scrittore sia una somma di persone e di esperienze”. Un concetto che Murail ha spiegato ricorrendo nuovamente a un esempio tratto dallo scrigno della propria intimità. “Non so fino a che punto io sia credente, ma sono convinta che esista qualcosa dopo la morte e che l’amore in qualche modo si conservi. E allora posso dire, senza retorica, che quando scrivo a volte sento quasi che sia mia madre a guidarmi, perché, è vero, si scrive con tutte le persone che sono dentro di noi e ci si sente differenti da quello che si è nella vita quotidiana.”

Tra i temi che attualmente sta affrontando c’è quello della prostituzione minorile. La molla le è scattata leggendo la storia di don Cesare Lo Deserto che in Italia accoglie giovani prositute dell’Est e dà loro il coraggio di denunciare i propri aguzzini. “Quello è un tema che mi ha sconvolto – ha detto – soprattutto quando sono andata ad approfondire le vicende delle singole ragazze. E sono rimasta talmente toccata che la mia creatività per ora si è bloccata. Il romanzo è fermo lì, finché non troverò lì dentro uno spunto che sia in grado di dare una sperenza, perché senza la speranza non si può fare letteratura”.

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