Lo sguardo lucido e poetico sulla storia di Enzensberger

Enzensberger“Quando si scrive una biografia ci deve essere una relazione affettiva abbastanza marcata con l”oggetto di cui si parla altrimenti si rischia di redigere un non senso, appunti e basta o peggio ancora disquisizioni sociologiche. E” vero che ci vuole una certa distanza per scrivere bene, ma deve rimanere una tensione non risolta tra questa tendenza e l”amore per ciò che si racconta”.

E” una vera lezione di metodo storico in versione poetica il cuore dell”intervista su Hammerstein, l’ultimo libro di Hans Magnus Enzensberger che è anzitutto la biografia di una famiglia tedesca nel periodo della seconda guerra mondiale il cui protagonista forte è un padre generale dissidente nei confronti dei miti del Reich ma che resta fedele al suo ruolo nell”esercito.

“La letteratura non è televisione – spiega Enzensberger – la distanza temporale dai fatti, il rifiuto dell”attualità a tutti i costi è la vera chiave per una narrazione”. C”è poi spazio per seducenti paragoni tra l”età di Weimar e dell”avvento del Nazismo con quella in cui stiamo vivendo. “Hitler ha lavorato sul sentimento, sull”anima dei tedeschi, facendo leva sul risentimento. – spiega Enzensberger- Oggi per fortuna non vedo personaggi o figure così forti da riuscire a mobilitare la gente, che da parte sua non è più così incline a scendere in campo in prima persona. Questo per molti è un male, è fuga dal politico, io però aggiungo sempre che è meglio andare in giro a fare spese e impazzire per un paio di scarpe che seguire le follie di un personaggio politico”. E” proprio nell”ottica di questa disincantata riflessione che Enzensbrger rispolvera un concetto a lui molto caro che è quello della “tenacia della quotidianità”.

“C”è un qualcosa di irriducibile nella persona umana – spiega – e che al meglio si vede nella vita di tutti i giorni. Nessuna società, nessun totalitarismo può essere talmente forte da occupare totalmente la coscienza dell”individuo”. Certo, chiosa, viviamo in un mondo in cui ci sono “molti mostri e pochi santi” ma proprio per questo dobbiamo fare luce sulla “vita di tanti che si trovano in condizioni intermedie rispetto a questi due poli dell”animo umano. Anche il mio Hammerstein è così, un personaggio con tante ambivalenze e ambiguità ma che alla fine è più capace di leggere la realtà di tanti idealisti e di tanti cinici. Lui non mobilita l”esercito contro Hitler perché sa che altrimenti spalancherebbe le porte alla guerra civile”.

C”è quindi una sua “capacità superiore di immedesimazione nelle cose” che gli deriva proprio da questo “atteggiamento di più sana e sobria lettura della realtà”. E questa capacità di evocare il quotidiano come chiave di interpretazione del mondo affiora anche tra le memorie dell”Enzensberger bambino: “ricordo quando mio pare con qualche amico sottovoce parlava dei tedeschi che sparivano sul fronte russo. Lui lo faceva appunto a bassa voce, in modo dimesso per non farci preoccupare e invece quando un adulto parla sottovoce di solito è proprio quello il momento in cui bambini ascoltano con attenzione maggiore”.

Una conferma dunque anche questa della poetica e della metodologia del grande autore che spiega ancora meglio la sua idea per cui “la narrazione storica si realizza con i dettagli, con gli episodi minimi delle persone, senza fare sociologia ma alimentando con questo cibo di tutti i giorni la vera conoscenza delle cose”.

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