Il sorvegliante della vigilia

luna sul maredi Marco Maresca

“Strana cosa è la luna” pensò F. guardando attraverso la piccola finestra. La notte sembrava infinita nella sua piccola stanza. L’attesa è sempre infinita quando ad aspettare, dall’altra parte, c’è la vita, quella vera. Quella dei grandi. F. si girava nel letto, facendo frusciare il materasso di foglie di granturco. Si ricordò del campo di suo nonno, delle sue piante strette l’una con l’altra, dei solchi angusti come vicoli. Tutto ricordò dei soggiorni alla casa sul monte. Non riusciva a dormire, e sapeva che non ci sarebbe riuscito.

La luna, quella notte, era un occhio di madreperla. Luna piena, un occhio aperto che non la smetteva di guardare nella camera. “E’ il sorvegliante della vigilia, e sta facendo il suo lavoro” pensò F. sforzandosi di sorridere.

Si alzò. Era più o meno l’una, forse le due. Si sedette davanti alla finestra e guardò il buio luminoso. “La luna splende come un piccolo sole” disse sottovoce. Persino le stelle si erano ritirate e avevano lasciato il posto alla nuova regina.

Ripassò i lineamenti di quel viso splendente: occhi spalancati e bocca aperta che solo da poco era riuscito a vedere. Sorrise, ripensando a quante volte aveva cercato di scorgere i lineamenti sgranati della faccia della luna. La bocca aperta, soprattutto, lo incuriosiva. Fantasticava di una figura misteriosa che si stupiva ogni notte contemplando la terra e i suoi piccoli abitanti. “Cosa ci troverà di bello?” si domandava F. sbadigliando.

Poi uscì, muovendosi piano per non svegliare nessuno. Oltrepassò l’uscio senza porta e prese a camminare sulla sabbia. La luna, da dietro, proiettava un’ombra nitida. Si vide steso sulla marina, si vide alto, quasi possente. Si vide uomo.

Giunse alla riva, ed entrò coi piedi scalzi nell’acqua sfidando le minuscole onde della notte. Il vento lo toccava appena. Vento di mare, portatore delle voci di pescatori lontani. Qualcuno, lo sapeva, in quel momento stava pescando. Al largo, lontanissimo, in posti che solo in pochi conoscevano.

Si sedette, infine. Abbassò la schiena fino a toccare la sabbia. Guardò la luna. E poi si addormentò, cullato da quel mistero lontano.

Dormì fino all’alba, quando suo padre, posando una mano robusta sulla sua spalla, lo svegliò. Era l’ora.

La barca scivolò lentamente sull’acqua, mentre un leggero chiarore si stendeva sul cielo dell’orizzonte. Iniziarono a remare, in silenzio, dapprima adagio, poi con maggior vigore. Si allontanarono così, senza parlare, senza curarsi della donna, madre e moglie, che li seguiva con lo sguardo.

La barca sparì dalla vista. Sparì anche la luna, felice di aver assolto il suo compito anche stavolta. Aveva custodito un giovane uomo nella notte che precedeva il suo battesimo del mare. Il sorvegliante della vigilia, quella notte, si era occupato di un nuovo pescatore: F.

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