Gli alberi in autunno

autunno in cittàQuesta non è una favola. Non è l’inizio di una storia. E’ il commento, comunque insufficiente, a un’immagine d’autunno dove le foglie di un albero cittadino trascolorano e non ce n’è una uguale all’altra. E’ lo sfarzo mite e aggraziato di una tavolozza di colori che ti comunica la variopinta irriducibile varietà della natura quando segue il suo corso e si rivela perfino ad un incrocio, piuttosto anonimo, tra due strade che non brillano di particolari bellezze architettoniche. E’ l’autunno. Sarebbe l’autunno.

Guardi quest’albero e i tuoi sensi si riempiono e vorresti lodare la bellezza, la fortuita evenienza di un’immagine reale di un angolo urbano qualunque  che pure conquista lo sguardo e mette in moto un senso di riconoscenza. Sarebbe questa la sensazione.

Michael Ende diceva che prima di pensare all’ombra che ti regalerà e ai frutti che ti elargirà, guardando un albero provi una sensazione di benessere solo per il puro fatto che esiste.

Pensi, camminando, a tutto questo.

Poi però ti viene in mente Genova devastata, la piena dei fiumi, gli argini travolti, la gente evacuata, le macchine scagliate via come su una pista di bowling, i morti; le pianure sommerse dalle esondazioni di corsi d’acqua altrimenti docili, pensi a un Paese ancora una volta in ginocchio.

Questo è diventato l’autunno. Questa somma impazzita di eventi estremi per cui la bilancia tra vita reale ed emozioni personali non può più essere oramai  alla pari.

Ma non riesco a togliermi dagli occhi quello spettacolo di bellezza. Un albero di città che non è stato travolto, che accompagna sereno le foglie placide che si ingialliscono una ad una e cadono nella quiete indisturbata perfino dalle macchine, dai cani, dai bambini dell’asilo che è poco più avanti sulla stessa via. Nessuno sarà mai risarcito da quest’attimo di bellezza solitaria, da questa percezione mia quasi imbarazzante, superflua. Eppure penso che anche nella devastazione dei terreni, dopo che l’acqua si sarà ritirata, dopo il tempo degli affanni e del dolore, qualcuno potrà tornare a guardarsi intorno con un briciolo di esausta speranza. E forse potrà trovare un albero simile. Una bellezza che resiste. Superflua, forse, eppure esiste.

 

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