Metti una sera (e una prima…) a Santa Cecilia

163_3413_Auditorium-parco-della-Musica-Sala-santacecilia_bigdi Filippo Simonelli

La prima di una stagione sinfonica è un momento un po’ magico, con il suo gusto retrò, la “creme della creme” della società che si fa bella come per un invito al gran ballo, per sentirsi comunque parte di uno di quegli eventi che sanno ancora molto di Novecento.

E naturalmente la prima dell’Accademia di Santa Cecilia non ha deluso le attese : in testa alla “gentry” nostrana l’immancabile presenza del capo dello stato Giorgio Napolitano, noto apprezzatore della buona musica, cui la sala ha tributato un doveroso applauso, assieme a personaggi della moda e del giornalismo, come tra gli altri Carla Fendi, Luisa Todini, Luigi Gubitosi, Mario Moretti e Mario Sechi.

Ma naturalmente ciò che veramente conta è la musica : l’Accademia ha dispiegato tutto il suo arsenale per l’ evento, con la sua orchestra , il coro, le voci bianche assieme a due solisti d’eccezione come Evgeny Kissin e Deyan Vacthov, il tutto retto dall’autorevole e vigorosa direzione di Sir Antonio Pappano.

La prima esecuzione della serata , la “Notte sul monte Calvo” di Musorgskij (nella versione di Rimsky-Korsakov)- come presente nell’opera “La Fiera di Soroncyci” – , ha certamente spianato la strada al concerto: il brano, di forte impatto sonoro e visivo grazie all’imponente presenza scenica di orchestra e cori , ha consentito a Pappano di mettersi da subito a suo agio con una interpretazione impeccabile e perfettamente aderente alla natura un po’ spettrale un po’ magica della composizione del Pietroburghese , corredata della possente voce del basso bulgaro Vatchov.

Nel successivo momento del programma, il “Secondo concerto per pianoforte e orchestra” di Sergeij Rachmaninov , la resa di Pappano non è stata forse al livello della “Notte” : la scelta del Maestro di mettere in luce nel “Moderato” alcuni elementi tipicamente “percussivi”, come l’andamento ritmato dei bassi nella prima enunciazione del tema o la presenza accentuata della sezione ritmica ha dovuto fare i conti con la scelta di Kissin di staccare un tempo discretamente lento, creando un contrasto latente che ha rischiato in alcuni momenti di togliere enfasi alla drammaticità lirica della parte solista . Tuttavia nel secondo e specialmente nel terzo movimento la scelta di Pappano si è rivelata azzeccata. Il carattere meditativo dell’ “Adagio Sostenuto” non è stato compromesso, culminando con l’esplosione del crescendo nello “Allegro Scherzando” finale che ha letteralmente sommerso con la sua energia i sentimenti malinconici dei primi due tempi.

Dopo due inattesi bis del solo Kissin, si sono di nuovo spente le luci in sala ma solo per permettere di fare il suo ingresso sottovoce alla mastodontica Alpensinfonie , l’opera di Richard Strauss scelta per celebrare i 150 anni dalla nascita del compositore Bavarese. Qui di nuovo l’interpretazione di Sir Anthony è giunta all’apice. La sua direzione energica e colorata si lega infatti perfettamente con il linguaggio figurativo e immaginifico del poema sinfonico straussiano. Emblematico di questa esecuzione è stato il momento della “Tempesta”, che combina alla vivida e vitale interpretazione del maestro l’utilizzo di speciali strumenti “da effetti speciali” come l’eolifono che rubano l’occhio anche al neofita. Luminosa e puntuale la resa e i timbri orchestrali.

Tanti, tantissimi applausi per tutti per una buona prima e per un’orchestra che non ha deluso le aspettative , ed applausi di incoraggiamento per una stagione che si preannuncia particolarmente intensa, anche vista la massiccia presenza di Richard Strauss nel repertorio, con il quale abbiamo visto che Sir Anthony ha grande familiarità.

 

 

 

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7 pensieri su “Metti una sera (e una prima…) a Santa Cecilia

  1. Gentile Simonelli,
    la sua recensione suscita in me quesiti esistenziali, direi quasi ‘spaziali’ riguardo al concerto. Verso la fine della lettura mi son domandato ‘ma …c’ero?’.
    Per la prima metà la trovo esattissima come, a parte una piccola sbavatura di Kissin, esattissima la lettura dei due brani da parte di direttore, solisti e masse.
    Del tutto condivisibile quel che Lei scrive, soprattutto i merito ai tempi di Rachmaninov. Scelte, e come tutte le scelte passibili di valutazione. Le scelte di sabato sera, pur eterodosse talvolta, han prodotto una riuscita e un generale apprezzamento.
    Fin qui concordiamo.

    Riguardo ad Alpensinfonie il mio smarrimento.
    Non trovo traccia nelle sue parole di quello che considero un risultato deludente per un opus che presenta tali e tante difficoltà da aver fatto cadere Pappano e orchestra in un prodotto senza un particolare rilievo artistico.
    Volendo sorvolare, per carità di Patria vista la presenza del primo magistrato dello Stato, sul fatto che nella seconda metà più che un tour delle vette dal pieno giorno al ritorno della notte abbiamo udito, soprattutto, la frana dell’intera sezione degli ottoni.
    Non ricordo ingresso dei corni e delle trombe che fosse decorosamente a tempo mentre ricordo distintamente svariate battute infarcite di stonature della prima tromba, tanto più evidenti da aver fatto assumere alla stessa tromba un’aria smunta in attesa, credo, di ben più feroci rimostranze da parte del maestro che è apparso, sempre che io fossi allo stesso concerto, quasi infastidito nel rivolgersi alla propria orchestra.

    Non che voglia ‘assolvere’ l’orchestra per una prova, nella seconda parte, mediocre.
    Ritengo, tuttavia, che sia un capolavoro da riservare, probabilmente, ad altri momenti… dopo altro periodo di esercizio e maturazione di quel feeling direttore-orchestra che ha consentito a pochi, ma davvero pochi, direttori di lasciare una Alpensinfonie degna di nota.

    Uscendo ho colto, tra gli uditori di cui ‘ascolto’ il parere, simili riflessioni.
    Nella sua recensione trovo, piuttosto, quasi un piccolo sunto del programma in luogo di una cronaca dei fatti.
    Mi sbaglio?
    Cordialmente….

    • Gentile Tenchini. C’è un equivoco di base non su quello che lei dice ma su quello che in questa sede ci interessa. Il pezzo, scritto peraltro da un ascoltatore giovanissimo, non è né vuole essere una recensione. E’ un pezzo di atmosfera sull’evento “Prima” non vuole né deve esere un’analisi. Per quelle ci sono luoghi demandati e critici navigati. In rete, come lei sa, bisogna commisurare l’esito di un testo al contesto e al target cui esso si rivolge. Qui su “Inoltre”, che è anzitutto un blog di letteratura, lei troverà anche notizie e approfondimenti sul mondo editoriale e su eventi della comunicazione in generale. Troverà racconti, spunti, critiche letterarie (quelle sì) anticipazioni. Ma troverà emozioni suscitate nelle menti e nei cuori di chi si sottopone a un atto creativo, di chi prova ad andare “inoltre le cose”. In questo il pezzo del diciottenne Filippo trova pienamente il suo obiettivo: restituire quanto si è provato, il che è il primo passo visto che la conoscenza nasce solo dallo stupore di fronte alla bellezza. Se lei invece giustamente ricerca recensioni puntuali, serrate, accademicamente ineccepibili, Le confidiamo, umili e consapevoli, che da queste parti non potrà trovarle. Grazie comunque della sua visita

      • Lei ha perfettamente ragione. Infatti, come dissi, trovavo tutto esattissimo.
        Mi sono smarrito su quel… ‘l’interpretazione di Sir Anthony è giunta all’apice’…. secondo me scivolò malamente…Sir Anthony, ovviamente.
        Silenzioso seguo il blog. E apprezzo.
        Cordialmente

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