Un breve ricordo di Anton Bruckner

AntonBrucknerPochi anni prima di morire, l’11 ottobre 1896, Anton Bruckner ottenne da Francesco Giuseppe in persona il permesso di abitare in alcune stanze del Belvedere: lo splendido complesso viennese situato nei pressi dell’attuale Sudtiroler Platz.

Bruckner, musicista immenso ma assai poco consciuto in Italia è anche uno dei personaggi più singolari della storia della musica di questa città. Nella sua carriera di compositore si contano 9 sinfonie, più volte rielaborate dal suo spirito perennemente inquieto e irresoluto, un quartetto, numerose composizioni corali e sacre tra cui spicca un sontuoso Te Deum. Fu anche organista eccelso, tanto che le sue spoglie riposano proprio sotto l’organo dell’abbazia di Sankt Florian. Arrivato dall’Austria superiore, formatosi musicalmente in maniera a dir poco travagliata sostenne un’esame talmente brillante di composizione che i docenti gli dissero candidamente che avrebbe dovuto essere lui ad esaminarli anziché il contrario. Impaciato, goffo nelle movenze, maldestro con le numerose signorine della vienna borghese delle quali invano chiese la mano Bruckner ha composto delle sinfonie fluviali, che arrivano anche a toccare gli 80 minuti di durata e che passano da momenti di straordinario e delicato lirismo a vere e proprie orge di suono dominato dal clangore degli ottoni. Il tutto con una purezza, un’immediatezza e un’innocenza di sguardo bilanciata da un rigoroso e severo contrappunto materia in cui Bruckner eccelleva e che insegnò anche all’Università di Vienna nei suoi ultimi anni.

Aluni aneddoti della vita forniscono ulteriori particolari sul suo carattere. Al termine dell’esecuzione di una sua sinfonia, nell’empito dell’entusiasmo offrì addirittura un tallero al direttore d’orchestra, il grande Arthur Nikisch invitandolo a bere alla sua salute. Pare che  Nikisch commosso fino alle lacrime abbia tenuto vita natural durante quel tallero nella sua cassaforte personale. Un’altra volta ad un discepolo che gli chieedeva come avesse fatto ad inventare un tema di così limpida purezza e intensità espressiva per l’Adagio della sesta sinfinia rivelò candidamente di ‘averlo trovato negli occhi di una donna’.

Così era Bruckner, terrigno e candido, capace di dedicare le sue sinfonie all’Arciduca di turno, anche per ovvi motivi di opportunità politica, per poi scegliere dome destinatario per quella succesiva addirittura ‘il buon Dio’, cui dedicò proprio l’ultima, incompiuta e ‘sovrumana’ Nona.

Se non avete mai ascoltato nulla di lui, un consiglio spassionato. Iniziate dalla Settima, il cui Adagio Luchino Visconti utilizzò per il suo film ‘Senso’, e Visconti era uno che la Mitteleuropa la conosceva davvero…

 

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