Il formidabile Teo di Lorenza Gentile

TeoEcco come può rivelarsi l’animo di un bambino se sappiamo ascoltarlo o solo provare a immaginarlo e a raccontarlo: ci apparirà come un luogo capiente e germinale, luogo dove risuonano le speranze di chi non sa esprimerle, dove si alimentano i sogni che non siamo più capaci di sognare, dove si sviluppa una determinazione capace di sfidare tutto e tutti, di arrivare (o pensare di arrivare) addirittura fino a Dio. Stiamo parlando di Teo il romanzo di esordio della giovanissima Lorenza Gentile, che ha deciso di provare a raccontarci questo bambino potenziale, questo personaggio di circa otto anni che decide di salvare la propria famiglia mettendosi di traverso a un divorzio che pare inevitabile. E ha una bella idea per imbrogliare questo destino: incontrare nientepopodimeno che Napoleone, il generale stratega condottiero imperatore che, secondo lui e il libro che ha appena letto, ha vinto tutte le battagli e quindi può aiutarlo a vincere anche questa.

C’è però un particolare, un dettaglio non trascurabile che rischia di inficiare in partenza l’operazione: si dà il caso che Napoleone sia morto e quindi per raggiungerlo bisogna andare all’Altromondo, Inferno o Paradiso che sia.  Di qui tutta una serie di domande, sogni, desideri, progetti e strategie che contemplano addirittura il suicidio, nella convinzione che comunque l’esito dell’incontro nell’Aldilà faccia premio su fatiche e dolori del trapasso e che, ovviamente, sia possibile tornare indietro forte dei consigli del formidabile corso.

Il testo scorre attraverso questi paradossi con una fluidità esemplare. Il periodare è limpido e perfettamente ritmato. I dialoghi superlativi e i personaggi di contorno riuscitissimi, uno su tutti il compagno di scuola cinese, ignorato da tutti e che invece per Teo si rivela una fonte perfetta di consigli…matematici.

La descrizione del mondo attraverso le lenti paradossali del bambino è riuscitissima. Ci si legge l’incrollabile pervicacia tipica dell’età di perseguire un’idea, balzana, logica o strampalata che sia, certe manie di soffermarsi su particolari decisamente trascurabili da parte degli adulti, ci si trovano momenti esilaranti e ragionamenti che mettono in luce spietatamente la povertà di immaginazione nostra, vero fardello che impedisce agli adulti di avere quella presa diretta sulle cose che Teo, come tutti i bambini, ha in dote in modo naturale. Ci sono poi quelle pigrizie dell’età, le astuzie nel presentarsi al mondo decisamente più povero ma presuntuoso dei grandi, la capacità di sintetizzare in una battuta verità complesse “devo tenebre il segreto, ma tenere un segreto non è mai facile”, di portare fino alle estreme conseguenze un ragionamento che poggia su basi illogiche (sempre per i nostri consunti schemi mentali) ma si sviluppa in modo assolutamente logicissimo “quando ti confessi il prete non può sapere se sei sincero, ma ti perdona. E se poi Dio non è d’accordo? In fondo il prete può essere buono con tutti perché vuole andare in Paradiso e quindi può anche barare, mentre Dio non bara, tanto lui in Paradiso ci sta già”.

E c’è questa metafisica tutta infantile ma purissima, questo attendersi comunque all’angolo della strada qualcosa di comunque buono anche nei momenti di pianto e sfiducia e c’è questa fede nelle proprie capacità che tanto ci consola dopo aver letto tante, troppe storie di bambini frustrati, complessati, sboccacciati di prammatica, attratti solo da rutti e caccole. Tutti aspetti dell’infanzia che ci sono e guai se non ci fossero, ma Che Teo ci ricorda non essere essenziali, perché l’infanzia non è l’età del ridicolo, ma l’età della potenzialità assoluta, dove tutto si può guadagnare in moneta sonante, sonantissima, perché il mondo appare come in lettere maiuscole e ogni momento è il momento. Se ci pensiamo solo un attimo anche il genere umano quando era bambino percepiva destini immensi tra enigmi, mostri e meraviglie che non è vero non esistono più, siamo noi a non essere più capaci di leggerli nei nostri orizzonti opachi; per questo, allora, abbiamo bisogno di ascoltare bambini come Teo. E ce ne sono, credeteci.

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