A Massimo Troisi

Troisidi Andrea Galgano

Gli steli sulle scogliere,
il golfo sovrano
come se volesse
l’arsura dell’aria o i viali del cielo
o chissà quali stazioni di
semineDimmi Massimo, questo caldo
bagliore che sgretola le ruggini degli
angiporti
o delle macchine
è striatura di labbra o cosa?

O se le discese dei panni sono donne mute
o voci timide?
In quali atrii
è il mio grido che sfiamma
fino al mattino
lanciato buio di pioggia
Io ti vorrei vedere, Massimo
raccogliere le alture del
Vomero
o chissà quale linea d’argento

Poi mi toccano i lampi delle
spose
le strade arrese, i sorrisi resi,
i poveri paradisi
gli amici antichi e i ritardi delle
spiagge sì, Massimo, l’amore che si
sbaglia:
e poi ritorna,
portone nudo
negli assoli insonni.

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