Poesie per la Pasqua: Venerdì Santo di Fausto Maria Martini

immagini-di-pasqua-rami-d-ulivoCrepuscolare, ma solo per la comodità della classificazione letteraria. Fausto Maria Martini, poeta, drammaturgo, critico e giornalista, vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, regala in questa lirica una meditazione volutamente priva di qualsiasi traccia di pathos e forse proprio per questo riesce in modo diretto e lucido a far partecipare tutte le cose descritte al senso di attesa, di temporanea sconfitta e dubbio, che segna i giorni del silenzio di Dio. Perché sullo sfondo rimane un costante atteggiamento di tenerezza, di devozione sobria al Creato. Nell’amore casto e sensuale della coppia i gesti e i simboli sono come parentesi amorevoli che accompagnano e racchiudono la vita e resta su tutto come una certezza che quella lieve malinconia che si accampa tra le cose non abbia l’ultima parola. Che spetta alla preghiera, insistentemente ripetuta, sottolineata, desiderata.

Venerdì Santo

Nulla, credi, è più dolce per i nostri
occhi di questo giorno senza sole,
con i monti velati di viole
perché la primavera non si mostri
Venerdì Santo! E ieri sera tu
ti rimendavi quest’abito, tutto
grigio, un abito come a mezzo lutto
per la morte del povero Gesù…
Traevi dalla tua cassa di noce
qualche grigio merletto secolare:
così vestita, accoglierà l’altare
la buona amante con le mani in croce…
Prega per me, prega per te, pel nostro amore,
per nostra cristiana tenerezza,
per la casa malata di tristezza,
e per il grigio Venerdì che muore:
Venerdì Santo, entrato in agonia,
non ha la sua campana che lo pianga…
come un mendico, cui nulla rimanga,
rassegnato si muore sulla via…
Prega, e ricorda nella tua preghiera
tutte le cose che ci lasceranno:
anche il ramo d’olivo che l’altr’anno
ci donò, per la Pasqua, Primavera.
Quante volte l’olivo benedetto
vide noi moribondi nel piacere,
e vide le nostre due anime, in nere
vesti, per noi pregare a capo al letto!
E pregavamo, come se morisse
qualcuno: un poco, sempre, morivamo:
Ma sempre sull’aurora nuova, il ramo
d’olivo i liei amanti benedisse!
Ora col nuovo tu lo cambierai:
anche devi pregare per gli specchi
velati, per i libri, per i vecchi
abiti che tu più non vestirai…
E’ sera: un riso labile si perde
sulle tue labbra, mentre t’inginocchi:
io guardo, dietro la veletta, gli occhi…
due perle nere in una rete verde.

 

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