Cose normali

a scuola 2di Marco Maresca

«Sai, oggi ho accompagnato mia figlia a scuola. Era il primo giorno, e lei era tutta agitata. La prima media. Ma ci pensi? Mi sembra ieri che è nata e già sta in prima media. Ti ricordi quando è nata? Scura, piena di capelli neri, gli occhi neri: sembrava proprio un’africana. Un po’ bruttina, in realtà. Non ci posso credere che sta già in prima…

Dopo che hanno fatto le classi ci hanno portati nelle aule per conoscere i professori. Hanno pure letto le regole, e spiegato come funzionano le cose. Hanno detto che non si possono superare un certo numero di assenze, mi pare duecentocinquanta ore, a meno che non ci siano motivi validi. Hanno pure parlato dei cellulari. Hanno detto che a scuola non si possono portare e se ne trovano uno lo sequestrano. Sono proprio contenta. Sapessi quanto tempo passa con quell’aggeggio in mano! Parla più col telefono che con me. Lo so che le nuove generazioni sono così, però a me sembra che si passi il limite. Noi, dopotutto, non eravamo contenti lo stesso senza cellulare? Giocavamo all’aperto, con le cose che trovavamo, coi bastoni, coi sassi. E non ci divertivamo lo stesso? Oggi invece…

Comunque, ti stavo dicendo che i professori ci hanno detto tutte queste cose. Prima, però si sono presentati. Quella di matematica è molto simpatica. Ha una certa età, ma è proprio una bella donna. Ha un fisico che nemmeno una di vent’anni, lo sai? Sempre col sorriso, poi. In classe, però, mi sa che si fa rispettare a dovere. Mica è scema. Poi c’era quella di musica, tutta piena di capelli ricci. Pure lei una bella donna e col sorriso. Poi è venuta quella di disegno e ha fatto un bel discorso sulle cose belle, sull’arte che non è una cosa inutile dato che noi siamo uomini e non animali, e possiamo capire quando qualcosa è bello. Ha pure detto che dobbiamo comprare tanti colori, più di quanti se ne usavano alle elementari, perché se in un disegno c’è anche solo un colore che non è quello giusto, ci rimette tutto il disegno. Quella di inglese c’era, e m’è sembrata severa, ma non c’era la prof. di spagnolo perché è incinta e stanno aspettando la supplente.

Alla fine è entrato quello di italiano, che non mi ricordo come si chiama. Un uomo, finalmente. Pensavamo tutti che c’erano solo femmine, e invece no. Meno male, almeno c’è una figura maschile che, secondo me, ci vuole proprio. Da donna ti dico che la scuola certe volte non funziona perché ci sono troppe donne. E quando ci sono troppe donne, si sa… La scuola è un po’ troppo sbilanciata, manca un punto di vista che serve soprattutto ai ragazzi. Vabbè, comunque è arrivato il prof. e mi ha fatto subito una bella impressione. E’ uno calmo, né bello né brutto, alto, brizzolato. La voce, poi, mi è sembrata di quelle che ti rassicurano parecchio. Ha detto un po’ di lui, quello che fa, dove vive, cosa che le altre non avevano fatto. Ha detto che è sposato e ha due figli. Ha detto che gli piace fare sport, soprattutto correre, e che va a pesca. Sai con mio marito come se la intenderebbe! Ha pure raccontato di una battuta di pesca e di quanti pesci hanno pescato lui e i suoi figli. Poi ha detto che scala le montagne perché lassù in cima ci trova il silenzio, come fa uno scrittore napoletano famoso che non mi ricordo chi è. E alla fine, ha detto qualcosa che mi è piaciuto tanto. Cioè, all’inizio mi è sembrato strano, ma poi ho capito bene quello che intendeva. Ha detto che lui non è qui per insegnare la storia, la geografia e l’italiano. E qui, ci siamo tutti guardati in faccia, comprese le professoresse lì vicino. Stavo per dire a un’altra mamma: “E allora che fa in classe?”. A questo punto il prof. si è messo a ridere, perché forse aveva capito quello che pensavamo tutti. Poi ha spiegato, serio, che quello che vuole fare coi nostri figli è insegnargli a muoversi nel tempo, nello spazio e dentro di loro. Ci pensi a tutte quelle mamme quando hanno sentito queste cose? Nel senso che gli argomenti di storia, di geografia e di italiano sono sì importanti, ma si possono studiare a casa sui libri quando e come uno vuole. Il problema è capire sul serio quello che si legge. Non le frasi, ma il senso. Bisogna capire come muoversi nelle materie senza inciampare nei libri. Testuali parole. E poi ha concluso alla grande. Ha detto che una volta che i ragazzi hanno imparato a muoversi nel tempo – la storia – nello spazio – la geografia – e dentro di loro – l’italiano nel senso di riuscire a scrivere quello che hanno dentro e capire quello che hanno dentro gli altri -, solo a quel punto sono pronti per il grande passo: la letteratura. Sai che è la letteratura secondo il professore? Questo me lo sono scritto, però, sennò chi se lo ricordava. E’ un grande viaggio nello spazio, nel tempo e dentro di noi alla ricerca del senso della vita. Un grande viaggio che compiamo da soli sulla scia degli uomini che ci hanno preceduto. Che te ne pare?

Poi il prof. ha sorriso e ci ha guardato in faccia. E pure noi abbiamo sorriso. E ha aggiunto che il punto di partenza di questo viaggio è la vita di ognuno. Ecco perché ci ha raccontato della pesca, della corsa, delle montagne. Lui non poteva partire da un’altra parte. Ce l’ha detto ridendo: bisogna partire dalle cose normali».

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