Ritratti

case di campagnadi Floriana Simone

Mi accompagna quell’odore caratteristico di camino mentre percorro le vie del mio paese nativo. Il cielo è limpido, l’aria, sempre la stessa, pura e frizzante con un non so che di magico… Tutto è in fermento durante il giorno, ma il passo non è mai troppo svelto, pare gustarsi ogni momento e rimarcare soddisfatto i tratti di un luogo che non cambierà mai e che lo rendono speciale.

Teresa è sempre lì, dietro i vetri della sua porta su strada. Che sollievo rivederla!

Al paese ci sono ancora abitazioni come la sua: piccole case dove è sufficiente fare un passo per lasciar dietro di sé la solitudine e ritrovarsi  tra la gente, in un attimo.

Mi saluta con la mano, come fa sempre, lo fa con tutti; le ho visto anche il rossetto sulle labbra, e sul volto la solita espressione. Velocemente, fa scorrere la tendina ricamata su uno dei due vetri mostrandomi il suo albero di Natale, anche quello unico e raro come tutto il resto. Lo avvolgono fili lucenti di tutti i colori, palline e pigne di ogni misura in alluminio colorato che non si trovano più,  e “santini” di ogni tipo, di quelli su carta che pare filigranata, ingialliti dal tempo e che fa un certo effetto vedere tutti insieme. Poi Teresa esce, tira dietro di sé la porta senza chiudere a chiave. Credo di non averla mai vista con le scarpe ai piedi, ma lo “scialle”, con quello, sempre, anche in estate. Le sue pantofole le donano da sempre un’andatura spavalda, con quelle indosso, tutte le vie sembrano appartenerle e non puoi che sentirti inadeguato quando, incontrandola per strada, accelera il passo in modo borioso lanciando con un gesto metodico, un angolo di scialle su per l’altra spalla. Teresa la conoscono tutti, è signorina, dice che non vuole lasciare la mamma…

Entra nella macelleria equina e ordina due fettine di filetto – torno a prenderle tra un po’, giusto il tempo di mettere su il sugo – poi torna a casa, accende la radio e inizia a spolverare tutto, anche ogni addobbo dell’albero. Sul comò ci sono le foto di tutta la famiglia, ritratti a mezzo busto in bianco e nero e coppie di sposi, tante, troppe. Spolvera anche quelle e inizia a cantare, sempre la stessa canzone, sempre la stessa strofa. Apre l’armadio accarezza il suo vestito, lo poggia sul petto, si specchia e canta, ancora. Solo il megafono del venditore ambulante riesce a coprire la sua voce e a distoglierla dal canto, prende la borsa, esce di nuovo, compra tre meloni gialli che piacciono tanto alla mamma e rientra in casa.

Intanto scende la sera e il cielo si dipinge di un azzurro bruno e intenso e i contadini, tornati dalla campagna, vanno già a dormire. Al paese c’è ancora chi vive di raccolto, sveglia all’alba, in moto il trattore e via a lavorare la terra. Non sono rimasti in molti. La frutta dei loro terreni, come dicono loro – la frutta nostrana – non è bella, ma è la più buona, dolce e succosa, ha il sapore del sole e i passeri ne vanno matti.

Teresa esce di nuovo, in chiesa ci sono i vespri e lei non può mancare. Dopo andrà a ritirare le fettine, tanto c’è tempo.

I negozi, la sera, sono aperti fino a tardi, chiudono per pranzo e riaprono non prima delle cinque perché nel pomeriggio si riposa.

Per le strade si accendono fioche le luci gialle e i dettagli, tutti, si ingentiliscono arricchendo quell’immagine dipinta dai ricordi di emozioni, trasformando ogni scorcio in cartoline d’altri tempi. Intanto Teresa chiude la porta di casa, questa volta a chiave.

Ieri è stata la stessa storia, tutto esattamente uguale: il saluto, il rossetto, lo scialle, le fettine, la radio, il vestito, i vespri, la porta… e domani sarà lo stesso.

Teresa ha 61 anni, il suo fidanzato l’ha lasciata il giorno prima delle loro nozze, senza spiegazioni, quando aveva solo 22 anni.

Da allora il tempo si è fermato e Teresa continua ad aspettare il ritorno del suo amato. Intanto si prende cura di sua madre e di quei ritratti incorniciati sul comò. Ma la sua mamma non c’è più da anni… e il Natale, come ogni anno, è passato ormai da mesi.

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7 pensieri su “Ritratti

  1. Ciao Flo, che dire… Teresa non la conosco ma leggere il tuo racconto è stato come guardare cortometraggio!!! Complimenti, sei bravissima!!!

  2. Personaggi rari che meritano di essere descritti. Suscitano un po’ di ironia un po’ di tenerezza un po’ di malinconia e stridono con il nostro modo di vivere completamente opposto..
    Bello 🙂

  3. La figura di Teresa è intensa. La sua vita è uno scrigno in cui sono conservati ricordi tristi e lieti: gli affetti della famiglia, i colori e suoni della sua terra e della sua gente…. Ma tra tutte quelle memorie spicca in modo struggente il sogno di essere sposa dell’uomo che ama. Sogno sfumato nella realtà, ma reale nel suo cuore di ragazza…. E’ davvero bello questo racconto, Floriana. Leggendolo, si diventa complici di Teresa: nessuno vorrebbe mai privarla di quella illusione, il tempo è come sospeso nell’attesa….

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