Addio a Francesco di Giacomo

banco - FrancescoChe se ne è andato nella serata del 21 febbraio, mentre a Sanremo si rievocava la canzone d’autore. Ma lui era molto di più: come simbolo del progressive italiano era un paladino dell’idea che la musica racconta sempre un di più, che sfida dimensioni, supera steccati, sposa la narrazione alle note ma la sublima con l’inventiva fluviale di frasi che generano sempre più melodia, che è appunto progressiva, non si esaurisce, spalanca continue e nuove possibilità. E loro, il Banco del mutuo soccorso, sulla scia del prog inglese, lo fecero sfidando quella che era la logica delle prime radio, il confine dei tre minuti, perché “così dura una canzone”.

Anche questo limite, con la sua mole, Francesco è riuscito ad oltrepassare, forte di una voce che è un timbro di personalità unica, ma senpre sottomessa alla musicalità, al flusso di melodia che non si interrompe, forse neanche con la morte del corpo

Non mi svegliate ve ne prego
ma lasciate che io dorma questo sonno,
sia tranquillo da bambino
sia che puzzi del russare da ubriaco.
Perché volete disturbarmi
se io forse sto sognando un viaggio alato
sopra un carro senza ruote
trascinato dai cavalli del maestrale,
nel maestrale… in volo.

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