Il privilegio

8007505-giovane-donna-con-carrello-al-supermercato-quando-lo-shoppingdi Paolo Marcacci

Era solo un ragazzino che ebbe un privilegio. Lo pensò già allora, quando la cosa – anche nei ricordi l’aveva sempre chiamata così – gli capitò, ancora prima di raccontarlo agli amici. C’era il distributore di gelato a due gusti, crema e cioccolato da spalmare sulla cialda, in quel bar dove tutti si radunarono ad ascoltare il racconto di quell’esperienza. Quei sedici anni erano scanditi dal rumore metallico e sgraziato del flipper, sottofondo ad anni di cazzate raccontate ad arte, sogni che aderivano alla vita come i pantaloni alla coscia, prima che la vita li lasciasse andare, come la “campana” dei jeans che si allargava a dismisura, lasciando fuggire ogni cosa, come fa il tempo quando comincia a lavorare alle tue spalle, quando ancora devi cominciare a preoccupartene…

Marisa non era solo bella; anzi su quello fiorivano discussioni: secondo alcuni puristi del bar gli zigomi erano troppo pronunciati e la bocca larga, soprattutto quando rideva o il bacino un po’ troppo generoso, anche se ondeggiava che era un piacere. Marisa era anche e soprattutto proibita. Per i grandi che nemmeno considerava, soprattutto quelli del quartiere; per i ragazzi che potevano soltanto dedicare pensieri che culminavano nel solito affanno che scioglie la tensione del desiderio solitario.

Quanti anni erano passati? Più quaranta che trenta…Disse a se stesso scendendo a patti con la memoria un po’ labile e con il pudore per tutto il tempo che si era ammucchiato nel solaio della vita.

Lei trascinava il carrello della spesa con un’aria affaticata; un cappotto lungo e un foulard, sul tono del marrone; i capelli raccolti a crocchia e imprigionati da un fermaglio, striati di trasandatezza, più che di vecchiaia.

Possibile? I conti potevano anche tornare, se si aggiungeva agli anni, che possono ingannare, la certezza di quello che può andare di traverso, lasciando che fuori si vedano i segni di dentro. Aveva sentito, dopo aver già lasciato il quartiere, di un matrimonio con uno dei tanti che volevano esibirla; forse quello con più soldi o quello che rappresentava l’ultima spiaggia della rispettabilità.

Possibile, si, ne ebbe la certezza quando provò a cercarne lo sguardo, in quel pomeriggio in cui era tornato nel quartiere per fare la spesa a sua madre: gli occhi erano di Marisa, ma i suoi non le dissero niente. Marisa non ricordava, o non ci fece caso, oppure non aveva più tempo tempo per uno sguardo; non significava più niente per lei tutto quell’insieme di cose che l’avevano resa mitica, nel quartiere.

Anzi, c’era da giurare che le avesse maledette, più di una volta, per poi finire col diventare una che con quella di quei tempi non c’entrava nulla.

Ebbe una fitta di nostalgia strana: non per quello che era stato tanti anni prima ma per tutto quello che c’era intorno: per il flipper, per certi gelati ridicoli che non si trovavano più neppure nei chioschetti al mare, per la stessa musica che ascoltava ancora ma che all’epoca era linfa vitale: non la flebo dei sopravvissuti. E per le donne degli anni settanta, comprese certe amiche di sua madre, che si vestivano come le attrici, che avevano lo stesso trucco vistoso, gli stessi tacchi altissimi e le acconciature come nei film; coi seni sottolineati da una serie di trasparenze e le camicette floreali col collo vistoso, che si legavano in vita e già lasciavano centimetri di pelle in vista. Negli anni a venire, nessuno s’era inventato più nulla, a pensarci bene.

E ripensò al se stesso di tanto tempo prima, che mentre affondava il viso tra i seni di Marisa già pensava a come avrebbe raccontato la cosa al bar, quali particolari avrebbe scelto, cosa avrebbe enfatizzato…

Anche quando riuscì a sedurla, tanti anni prima, tutto era cominciato in un supermercato, perché trovò il coraggio di chiederle se poteva aiutarla con le buste.

Forse per questo, pensò, lui l’aveva riconosciuta subito mentre lei non aveva neanche capito chi fosse.

Annunci

Un pensiero su “Il privilegio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...