Scritture creative (per davvero)

ghigliottinaUna volta, anzi, fino a poco tempo fa l’ingresso in una scuola di scrittura creativa assomigliava alla scaletta che conduceva i condannati di fronte alla ghigliottina. Avete per caso ambizione di parlare di voi stessi? Tagliate. Siate impersonali. Osate inserire più di un aggettivo in una frase? Tagliate. Vi piace infarcire le storie di molti personaggi? Tagliate? Insomma, se per voi la scrittura significa confessare il vostro io, confrontarvi con i vostri fantasmi, decantare (anche) le vostre pulsioni siete dei dilettanti: cambiate natura, allora, oppure cambiate mestiere o quantomeno risparmiatevi (ci) i vostri adolescenziali parti.

Fu Nick Hornby sul Believer di circa un lustro fa a ridicolizzare questi diktat con un’osservazione degna dei vestiti dell’Imperatore di Andersen. Ma non avete mai pensato, scriveva l’autore di Febbre a 90° che così facendo avremmo perso almeno la metà degli scritti di Dickens? E Dostoevskji, poi? Chi l’ha detto che per scrivere bisogna castrarsi?

Un paio d’anni dopo Sandro Veronesi, un altro che con avverbi e aggettivi amoreggia senza pudori, mi spiegò in un’intervista: “Tanti sedicenti esperti affermano che oggi gli esordienti si guardano troppo l’ombelico…bene, io vi dico fate come Proust che l’ombelico se l’è guardato anche troppo ma ne ha tirato fuori dei capolavori”

Ecco, allora, se penso a come introdurre una lezione di scrittura creativa, mi sento subito di mettere a proprio agio i supposti nefasti logorroici aspiranti scrittori. Non abbiate paura di voi stessi. Confessatevi, scrivetevi anche addosso, esagerate, abbiate fiducia negli aggettivi, osate parole che peschino nella profondità del vostro io, non temiate di stupire, non evitate i paradossi, costruite case di emozioni, mattoni su mattoni. Per distruggere c’è sempre tempo e malizia a sufficienza. Nessuno ha mai detto a uno scultore di togliere prima di scolpire o a un pittore di fare economia di colori. Per cui, coraggio! Le parole sono lì per essere dette, non taciute

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Un pensiero su “Scritture creative (per davvero)

  1. Ognuno, credo, scrivendo parte da sé stesso, anche solo nel raccontare un evento lo filtra col proprio vissuto. Un narratore non è un giornalista (e lasciamo aperto questo capitolo).

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