La biblioteca di Weimar: un gioiello rococò.

20140111_110616L’interno è una meraviglia: una bomboniera architettonica con la delicatezza sobria e avvolgente dell’ovale. E poi oro e stucchi, un rococò che si tiene sovranamente al di sotto del kitsch con studiata maestria. E quindi, i protagonisti: i libri di questa lussureggiante biblioteca della contessina Anna Amalia a Weimar, centro d’irradiazione culturale una città che il conte Wilhelm alla fine del seicento volle fortissimamente per dar lustro e autorevolezza al suo potere.

Per entrarci dovete calzare delle mega pantofole sopra  le vostre calzature e poi riporle attentamente una dentro l’altra nell’apposito cesto. Camminare sul parquet d’epoca vi sembrerà un po’ un pattinare ma dopo pochi minuti non ci penserete più.20140111_113614

Di qua e di à ritratti e busti. Il conte Carlo Augusto (morto nel 1828 quattro anni prima di Goethe) domina e squadra tutti dal fondo, ma dall’altro capo, poco dopo l’ingresso, i busti di Goethe e Schiller – quest’ultimo definì la biblioteca “il tempio della nuova religione dell’arte – ma si ritagliano uno spazio anche Wieland e Herder. Un audioguida vi renderà  edotti su ogni particolare e se avete figli a rimorchio potrete usufruire del tasto rosso: l’audio di un nonno che spiega gli stessi elementi parlando in modo semplice a un nipotino che interloquisce con il giusto humour (ricordatevi che pur sempre siete nel nord della Germania).

20140111_112149Alcune curiosità. L’apertura ufficiale al pubblico della biblioteca data al 1691 quando il conte Wilhelm Ernst voleva fondare a Weimar una “respublica literaria”, qualche anno dopo i bibliotecari già davano fono al patrimonio per ulteriori acquisizioni. Nei primi anni del ‘700 la collezione di quasi 7000 volumi della  biblioteca di Lilienheim  venne acquistata per 15.000 talleri. Alla fine del secolo e agli inizi dell’800 con la crisi concomitante con le guerre napoleoniche la biblioteca andò in rosso e, visti i magri stipendi alcuni bibliotecari si licenziarono per tornare all’insegnamento scolastico e un apposito bando richiedeva personale di provenienza nobile in modo da poter accettare un salario molto ridotto.

E poi c’è da curiosare tra i tormenti del sovrintendente  Goethe che assieme al collega Voigt redige il 26 febbraio del 1798 una nota per gli utenti della biblioteca: il prestito è attivo solo due volte a settimana, il mercoledì e il sabato che coincidono con i giorni di mercato, il personale nell’occasione deve essere sul posto dalle 9 alle 13 ed allontanarsi il meno possibile dal locale. Per ottenere il prestito i ragazzi hanno bisogno di un attestato da parte del genitore o dell’insegnante Viene poi regolato il sistema che si basa su cedole e registri, si raccomanda la cura al momento della restituzione che deve avvenire non oltre i tre mesi dal giorno del prestito.

20140111_111722E a proposito di questo Goethe faceva un po’ due pesi e due misure. L’amico Herder poteva anche trattenere per un periodo di tre anni alcuni libri, mentre curiosa e assai diplomatica è la lettera in cui Goethe rivolgendosi a un notabile di città gli fa notare i “danneggiamenti apportati al volume prestato con sottolineature e sporcature varie” chiedendo ovviamente anche se con molta discrezione di fornire le necessarie giustificazioni.

La biblioteca che oggi conta 900.000 volumi è scampata a numerosi incendi, l’ultimo dei quali nel 2004 è costato ben 50.000 volumi irrimediabilmente danneggiati. Ma dopo un lavoro di restauro e bonifica durato un triennio e grazie all’intervento di privati e volontari il gioiello è tornato all’antico splendore.

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