Ho cominciato dalle cose

cary grant

di Elvio Calderoni

Nel 1985, in maggio, uscì il primo numero della “prima rivista italiana tutta di cinema”. I tempi erano cupi, ma cupi davvero: si guardava all’home video come alla tomba delle sale cinematografiche, gli incassi calavano di anno in anno, così come la qualità e l’interesse degli spettatori per il dibattito critico. Una scommessa tutta da perdere quella di “Ciak”: uscire ogni mese parlando unicamente di cinema. Null’altro.

Una novità assoluta. Eccezion fatta per qualche pubblicazione militante, infatti, un mensile che parlasse tutto di cinema sembrava qualcosa di destinato a fallire, insieme a tutto il cinema. L’aria era questa, proprio mentre io, invece, mi andavo affezionando al cinema in modo clamoroso. Difficoltoso con le persone, mi veniva più facile “chiudermi” nelle cose, nelle passioni che coinvolgessero le persone in maniera indiretta. Il primo numero con Harrison Ford in copertina. Custodito gelosamente così come tutti gli altri. RIcordo un episodio: io quindicenne, alle prese con la prima estate con Ciak, esaltato, passeggiavo con mio padre e sfogliavo pagine sempre più in estasi. Ad un certo punto lui mi fa cadere il giornale, probabilmente detestando il mio entusiasmo, il mio ostinato amare le cose, i film, il cinema. L’ho odiato, in quel momento, ma probabilmente ora capisco che stava cominciando a preoccuparsi per me. Tanto entusiasmo per cose così lontane e inutili, nessun segnale positivo a livello di interazione sociale, nessun bisogno primario in questo versante, amicizie importanti, o, peggio, amori.

No.

Se sentivo pronunciare la parola “cinema” da qualcun altro, era come se qualcuno fosse entrato in camera mia senza il permesso. Se qualcuno mi toccava “Ciak” potevo avere una crisi isterica. Numero dopo numero, mese dopo mese, film dopo film, cominciavo a cambiare. Ma la passione per il cinema rimaneva intatta. Più tardi ho capito in pieno la preoccupazione di mio padre e quel gesto che, se me lo ricordo ancora, tanto bene non deve avermi fatto.

C’è chi comincia dalle persone e chi comincia dalle cose. Impara ad amare piano piano, impara a circondarsi e a relazionarsi poco a poco.

Oggi ho 43 anni, vengo descritto come persona molto socievole e non come un individuo sartriano ( “l’inferno sono gli altri” ), credo nel dialogo come in poche altre cose al mondo e mi commuovo quando il mio punto di vista coincide con quello di un altro. Ho semplicemente cominciato dalle cose, per poi passare alle persone.

“Ciak”, son passati 28 anni, è ancora nella mia vetrina e non ho mai perso un numero. Sono meno geloso, lo faccio leggere ai miei figli ( raccomandandomi di non sciuparlo ), il numero di dicembre 2013 è stato il primo che ho letto con gli occhiali. Se la gente parla di cinema, non mi sento ancora defraudato di una mia proprietà, ma maledico chi lo fa con leggerezza e scarsa competenza. E ho capito che, forse, presentarsi alle persone con delle cose proprie, con un proprio universo emotivo, può giovare alla comprensione, all’ispessimento, a buttar via ogni fragilità, ad allontanarla, quantomeno.

Imparare ad amare è la scommessa più difficile, forse, più di quanto non sia stata quella, ormai possiamo dirlo, stravinta, di provare a fare una rivista italiana “tutta di cinema”…

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