La notte della misura che non coincide

presepio_mestre2006_01E’ la notte del mistero, della misura che non coincide. E’ la notte della sproporzione massima. Tutta raccolta nelle statuine del presepio. Di plastica, porcellana, peltro. Di qualsivoglia materiale. Materia appunto. Una materia che sta lì a rappresentare ciò che non è, quella sostanza di eternità che è venuta sua ospite. In una notte come questa.

E’ la notte in cui quelle statuine, sistemate da un anziano con gli occhiali inforcati e le mani tremule, oppure spostate e rispostate dal presepista esperto per il rituale concorso, o magari trascinate qua e là dall’anarchia del più piccolo di casa stregato dalla neve artificiale e dalla carta roccia e che in quel paesaggio semina fantasie a noi adulti oramai precluse, ecco: quelle statuine dicono la pretesa più grande di noi che siamo lì a osservarle, la pretesa  della vita immortale  che loro ci raccontano come ogni anno. Il punto di sutura tra il tempo e l’Eterno.

Che sia stato Francesco, il santo dell’infinitamente piccolo, a scegliere questa modalità di preghiera, di ri-evocazione, non stupisce.  Il santo che a mani giunte e nere di fatica chiede al suo Dio il permesso di ritrovargli un posto in terra, di sentire vedere e toccare anche in un simulacro la sua indicibile compagnia. Un santo fisico, così intensamente fisico da costringere il suo corpo ad  accogliere materialmente i segni della sofferenza di Dio. E’ quel santo che vuole vedere l’Incarnazione, la vuol far riaccadere, perché siamo uomini e abbiamo bisogno di segni. Di materia.

Così chi crede partecipa al mistero di quella notte riposizionando i propri desideri, i propri dubbi tra quelle statuine, ma anche chi dalla fede è lontano non può limitarsi a spumante e regali, ma inevitabilmente getta un occhio distratto sulla scena, magari considerandone gli artifici: il laghetto di carta stagnola, il mulino col motore che ne anima le pale, il venditore di caldarroste con la fiamma che pare più grande di lui, considerando che c’è comunque vita lì dentro.

Perché anche per l’ateo è una questione di misura che non coincide, del suo desiderio che quegli affetti ai quali brinda eccedano gli anni che passano, la carne che si sfibra, i progetti che si sfarinano come la neve sulla carta roccia. E magari anche per un attimo pensa che sì, sarebbe bello  ci fosse un luogo in cui tutte quelle cose lì conservino la vita. E per sempre. E mentre diffida tra circuiti neuronali ed eliche del Dna che ci sia qualcosa di Altro in quella sua testa che di se stessa e nulla più ragiona, invidia senza ammetterlo la fiducia bambina di quelle piccole statue e di chi le ha volute lì a simboleggiare un evento lontano. E così forse un pensiero si affaccia: possibile che quel sogno così capace di concretezza, così vestito di materia sia solo e soltanto una favola?

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2 pensieri su “La notte della misura che non coincide

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