State sopravvivendo!

bimbodi Elvio Calderoni

Caro Figlio Natale,
eh, sì, c’e’ stato un declassamento.
No, non la prenderei male.
Perché è anche un ringiovanire, un rimettersi in gioco, un aggiornarsi secondo le nuove regole, la crisi la crisi la crisi, il potere d’acquisto il potere d’acquisto il potere d’acquisto il risparmio il risparmio il risparmio.

Quante fitte allo stomaco hai sentito quando, ai telegiornali, sentivi questi giri di parole che ti assicuravano una magrezza prossima allo sfinimento?Quanto hai tremato, Figlio Natale? Per non parlare delle telefonate tipiche del ponte dei Morti:

“Ah, quest’anno regali solo ai bambini, eh? Mettiamoci tutti d’accordo che altrimenti, poi, è imbarazzante…”

“Sì, logico, ma anche ai bambini, per carità, solo pensierini! Pensierini, mi raccomando!”

Pensierini. Mai qualcuno che abbia un pensierino per te, Figlio Natale. Sei piccolo, sei talmente ringiovanito da suonarci piccolo. Come il portafoglio, che suona vuoto, piccolo. Tasche piccole. Taglie piccole di banconote. Tutto più piccolo. Sei magro davvero, Figlio Natale, ma quel che mi fa impressione sono le ossa. Ti ho toccato le ossa, sotto il vestito rosso, ed erano come soffici. Hai presente le brioches ripiene?

Soffici che hai paura di premere troppo per non far fuoriuscire la crema. Ma se premo troppo te, cosa esce?
Il dolore?
Se esce il dolore, certo che premo.§
La paura?
Se esce la paura, certo che premo.
Dopo che ti ho toccato le ossa, ti ho chiesto:
“Perché questo sguardo?”
“Proprio perché ho paura”, mi hai risposto, lo sguardo basso, ( mi e’ parso di vederti persino tremare ).
“Di cosa?”
“Che finiscano i sogni.”
“I sogni?”
“Sì.”
“I sogni di chi?”
“Di tutti, in generale. E chiaramente, a maggior ragione, dei bambini.”
“Non sognano più?”
“Non credo. E io, se loro non sognano, non esisto più. Non vedi, mi sto dissolvendo? Sono dimagrito non so più quanti chili, le ossa mi si stanno sfaldando, ed è tutta colpa dei sogni. Ogni sogno che muore, io perdo un pezzo, divento più fragile, mi viene un colpo di tosse, oppure starnutisco, o zoppico improvvisamente. A volte perdo la voce…”

“Quindi… se finiscono i sogni…”
“Se finiscono i sogni, io muoio.”
Ti ho guardato negli occhi, perché per la prima volta hai alzato lo sguardo, come fosse una richiesta d’aiuto. E’ li’ che ho avuto lo stimolo per scriverti. Perché un babbo che diventa figlio, fa un percorso a ritroso che non può essere ignorato.

Un babbo che diventa figlio è un caso umano. E’ un errore di natura, un cortocircuito che non può non ferire chi incrocia i suoi occhi. Così consapevoli, così maturi, eppure così giovani. Una gioventù troppo consapevole per non suonare urgente, stringente. Struggente, appunto.

“Figlio, come posso aiutarti?”
“Come ogni padre aiuta i suoi figli, anche se hanno la barba bianca come me.”
“E cioè?”
“Dandogli un’opportunità, dopo averlo messo alla prova.”
“Che prova? Ma soprattutto quale opportunità?”
“La prova, beh, sono Babbo Natale, non credo ci sia bisogno di certificati, no?”
“No, certo che no. E l’opportunità?”
“L’opportunità è trovare ogni giorno una persona e spingerla a sognare.”

Gli occhi nei tuoi occhi. Le fiamme appena sopra le occhiaie, il ricordo bruciante di un passato recente, di occhi che hanno incontrato milioni di sogni. La voglia di incontrarne ancora altri, di esaudire desideri, di vivere con un obiettivo che possa somigliare ai sogni degli altri. Conviverci, viverci attorno.

“Cioe’, dovrei trovare ogni giorno una persona e…”
“E ricordarle che l’uomo cerca il sogno da quando esiste. E che non si può rinunciare così, adesso, senza una ragione valida.”
Lo guardo.
“So cosa stai pensando.”
“Lo so che lo sai.”
“Ma vuoi davvero farmi credere che la crisi economica ha interrotto i sogni?”
“Credo di sì, Figlio.”
“Credo di no.”
“Ok, ma il potere d’acquisto…”
“Il potere d’acquisto, le Borse, lo spread… tutte cose che già so. E non le ho mica snobbate, credimi, le ho studiate giorno per giorno. L’estate scorsa, quando Natale era ancora lontano, ho letto tre saggi di economia, non perdevo un telegiornale, nemmeno quelli americani, mi documentavo sul web.”
“Ebbene?”
“Ebbene l’ho capito. L’ho capito che questi signori lavorano per pagare, che hanno compresso la felicità dietro le bollette, lo so benissimo.”
“E allora?”
“E allora torniamo indietro. I sogni sono un bisogno primario.”
“Più della pasta? Ricordati che siamo in Italia!”
“Più della pizza, te l’assicuro. Tutto sta a ricordarglielo.”
“E come facciamo?”
“Fatti venire un’idea!”
Per questo ti sto scrivendo, Figlio Natale, per comunicarti che, un po’ in extremis, ma l’idea mi è venuta. Per dirti che ti capisco benissimo quando vedo che pendi dai sogni degli altri, che i tuoi occhi si spengono se sai che ogni giorno si spegne un sogno. Per dirti che c’è tutta la tristezza del mondo in un uomo che guarda alla sua vita come ad una serie di scadenze scandite dal tempo, da scelte di altri, da soprusi, da furberie, da noncondividopiùnulladiquellochepensalagente, nemmeno lo so, nemmeno mi interessa, non so più chi siano gli altri, e, soprattutto, non so chi sia io. E’ questo il punto. Non sogno, perché non sono. Non ci sono. Non sono io.

Anche io, Figlio Natale, mi sa che non ci sono più, lo sai?
E non e’ solo potere di acquisto.
E’ un’intuizione che ho avuto, Figlio Natale.
Il fatto è che stiamo sopravvivendo. E il fatto nuovo, l’idea cui ti accennavo, è che l’ho scritto su tutti i muri.
Tutti i muri, dalla scorsa notte, hanno la stessa scritta.
Ho scelto una tinta forte.
D’oro.
Come il Natale.

Su tutti i muri, se vai in giro a dare un’occhiata, in centro, come nelle periferie, ho scritto, bel carattere, molto grande:

STATE SOPRAVVIVVENDOOOOOOOO!!!!!!!
L’ho fatto, Figlio Natale.
L’ho fatto per te.
E l’ho fatto per me.Perché mi son proprio reso conto che nelle tue ossa fragili, nei tuoi occhi secchi , ci siamo tutti noi. Gli adulti, i bambini che siamo stati, i bambini di oggi e i bambini che verranno.
“Era così difficile da capire?”
E’ questo che immagino tu stia dicendo, leggendo le mie righe. Hai ragione, non era difficile, Figlio Natale, ma ci sono arrivato. Spero di non essere il solo. Spero che domani mi risponderai dicendomi che le ossa le senti meno deboli, che stai ingrassando, che ti stai raddrizzando, che senti che qualcosa sta cambiando davvero, che Natale si avvicina e che devi fare una grande scorta di doni.

Più grande.

Ti abbraccio,

E.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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