Parole in corsa

pioggia-nottedi Edoardo Caldarola

Ti chiami Lara.

Tuo marito s’è perso Mattia, il primogenito, nell’intervallo del “Re Lear”. Hai provato a cercare tuo figlio nel foyer urlando invano il suo nome, di fianco a stoffe preziose e gioielli ostentati. Hai insistito un po’, ma come fai da sola con Titti in braccio, la piccolina, che sbraita per la poppata? Cerchi Orlando, furiosa (a dispetto del suo nome), e lo incenerisci con gli occhi. Lui aggrotta le sopracciglia e percepisce qualcosa, perché, dopo uno sguardo interrogativo, scarta due o tre tizi inamidati e si lancia al piccolo trotto in mezzo alla folla. Scompare anche lui.

È la vostra prima uscita dopo non ricordi più quanti secoli. Hai dovuto faticare per convincere tuo marito (e supplicare la direttrice del teatro, spiegando come i vostri figli siano i più buoni del mondo e non daranno alcun fastidio, e altri mille discorsi simili). Cerchi di non perderti d’animo: per distrarti mediti punizioni a carico di Mattia, ma non funziona. Ti siedi, sfinita dai preparativi forsennati e dalle vicissitudini inattese di quel pomeriggio diverso che adesso baratteresti volentieri con uno tra i mille indistinti passati a casa tra fornelli e pannolini. Con circospezione sfami Titti.

È passato più di un quarto d’ora. La bambina ti si è addormentata in braccio, la gente si è già diretta verso il secondo atto. Di Orlando e Mattia nessuna traccia. Decidi che è arrivato il tuo momento. T’infili nel corridoio del Primo Ordine e sussurri: «Mattia, Mattia…». Dopo un paio di tentativi a vuoto (e un numero almeno doppio di insulti dai palchi), ti accorgi di due scarpe numero trentatré sotto l’orlo di una tenda. Spunta anche un dito e si sente: «Shhht: vuoi farmi scoprire?»

Sei paonazza dalla rabbia. Scosti la tenda, incurante del sobbalzo di Titti, e molli un ceffone a Mattia, sibilando: «Con te facciamo i conti dopo». Consegni, in preda all’ira, la prole alla maschera di turno e ti avvii con passo da Valchiria-Coi-Tacchi spostando l’aria come un tifone, mentre provi a immaginare le intenzioni di Orlando. Osservi in giro, ignori i cordoni cordoni che precludono il passaggio, per poco non rovesci il vassoio del barista… Sfinita apri la porta del bagno delle donne, e ne scorgi una abbarbicata come l’edera al tronco.

Il tronco è tuo marito.

Ti chiami Claudia.

Sì, l’edera. Non fare la finta tonta. Lo sai che quell’uomo è sposato, no? Come, no? Ci dev’essere un errore… Eppure i tuoi occhi sono sinceri, quando incrociano quelli di fuoco dell’altra donna. D’improvviso ti attraversa un lampo. Frughi nelle tasche di Orlando, ignaro. “No: in questa, no; in quest’altra, no… Eccolo. Bastardo, porco, maledetto, falso. Ti toglievi l’anello, ogni volta. E lo mettevi in tasca. Neanche la briga di nasconderlo meglio…”, pensi. Ma non dici. Ti ricomponi in fretta. Con lo sguardo implori un perdono che non arriverà per un crimine che non sapevi di aver commesso.

Sparisci. Per sempre.

Ti chiami Orlando.

Sapevi che l’amante giovane sarebbe venuta a teatro. E non hai resistito. Quando Lara ti ha estorto uno Shakespeare pomeridiano, hai chiamato Claudia e le hai dato appuntamento nel bagno delle donne: quando si dice l’eleganza… Poi hai proposto a Mattia: «Giochiamo a nascondino: io conto e tu ti nascondi».

Adesso, insegui; insegui, idiota. Insegui moglie e figli. Corri nella pioggia, senza cappotto, con la camicia ancora fuori dai calzoni. La piazza, lì fuori, è una vasca desolata, sferzata dal vento: raccoglie scrosci d’acqua gelida e lacrime di madre. Prova a urlare, se ne sei capace. Che aspetti? Urla mentre corri; urla, maledizione. Prima che l’autobus parta. Urla.

E tu gridi, ti si graffia la gola per quanto gridi: «Lara, aspetta. Lara:  ti prego. Laraaaaaa…»

Ma sono frasi che non arrivano. Parole in corsa. Controcorrente. Perché la pioggia di dicembre sbarra loro la strada, il vento le fa tornare indietro e te le sbatte in faccia, come uno sputo amaro.

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Un pensiero su “Parole in corsa

  1. l’ho letto tutta d’un fiato…bella, bellissima
    uno stile diverso, o il solito
    l’ho letta tutta dall’inizio e poi come vuole la regola… sono arrivata alla fine…
    le brutte abitudini cambiano… di sovente

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