A Pierluigi Cappello il premio Bruno Cavallini

pierluigicappelloIl poeta friulano Pierluigi Cappello è il  vincitore dell’annuale edizione del premio letterario “Bruno Cavallini“, che dal 1996 viene assegnato a Barcis in provincia di Pordenone.
Il riconoscimento che verrà consegnato il 9 novembre al Convento di San
Francesco, a Pordenone, premia un poeta schivo, un uomo che lotta da anni contro una disabilità che non compromette il farsi di una poesia tersa, limpida che esprime una dedizione completa alla parola esatta, che sgombra il campo dai vecchi pregiudizi per i quali la poesia dovrebbe essere oltre che fortemente intellettuale anche vaga e nebulosa. Nulla di tutto questo. Cappello riesce a essere evocativo restituendoci la virtù antica dell’adesione del termine al concetto ed è in questa adesione che si gioca la sua efficacia. Nessuna opacità, solo nitore.

“Qualche volta, piano piano, quando la notte
Si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio
E non c’è più posto per le parole
E a poco a poco si raddensa una dolcezza intorno
Come una perla intorno al singolo grano di sabbia (…)”
(Da lontano)

La necessità e il limite che Cappello ha sperimentato nel suo corpo dopo un tragico incidente stradale che lo ha costretto su una carrozzella dal 1976 non sono per il poeta una sfida da vincere strizzando l’intelletto ma diventano il segno della carnalità precaria della vita con la quale fare i conti sul foglio bianco, non una dannazione da compiangere ma un motore di conoscenza del destino, uno stimolo alla condivisione. Per questo la limpidezza e il nitore delle sue immagini diventano automaticamente nostro patrimonio. Nel ritmo, nell’andamento stilistico e nei significati si percepisce un’onestà e una forza sincera che genera naturalmente la nostra confidenza, la nostra amicizia.

Cappello ci insegna ad essere amici della poesia, senza alcuna retorica o infingimento. La sua poesia è la nostra, poesia di nascite, di amori, di tenerezza, ma anche di sguardi asciutti e sobri sugli elementi della natura e della realtà. E attraverso questa amicizia ci si riscopre in pace con il mondo. Non la pace della rinuncia, ma la pace della consonanza con quanto è autentico e reale, lieto o doloroso, nella nostra esperienza, un mondo guardato così profondamente da poterlo capovolgere con un verso e sentire ancora più nostro e più vero.
Piove
Piove, e se piovesse per sempre
Sarebbe questa tua carezza lunga
Che si ferma sul petto, le tempie;
eccoci luccicante sorella,
nel cerchio del tempo buono, nell’ora indovinata
siamo noi, due sguardi versati in un corpo
uno stare senza dimora
che ci fa intangibili, sottili come un sentiero di matita
da me a te, né dopo né dove, amore, nello scorrere
quando mi dici guardami bene, guarda:
l’albero è capovolto, la radice è nell’aria
Per chi volesse approfondire e leggere altre sue liriche vi rimandiamo al volume Mandate a dire all’Imperatore edito da Crocetti 2010 (p. 102, euro 13,00)
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