Un freddo mattino di novembre

cancello chiuso cimiterodi Marco Maresca

Tornare a Contremoli dopo tutti quegli anni mi fece un certo effetto. Ormai ero diventato un uomo di città. Eppure ritrovare vicoli, muretti, spianate, vecchi casolari, e con loro odori, colori, rumori di antichi mestieri e animali, era come riappropriarsi di oggetti di valore rimasti a lungo in un angolo a impolverare. Oggetti cari, parti di me, lasciati in attesa di un ritorno.

Mi alzai di buon ora. Decisi che quel primo giorno sarebbe stato dedicato alla visita a parenti e amici. Bisognava farlo, ed era giusto farlo subito. Prima di tutto, però, volevo andare nel luogo che conteneva ciò che di più caro avevo lasciato a Contremoli.

E’ quasi notte. Io e Caterina percorriamo insieme la stradina di campagna che porta al cimitero. Arrivati al cancello ci prendiamo la mano e chiudiamo gli occhi. Il nostro rito di inizio inverno sta per cominciare.

Il cimitero di Contremoli è situato a metà strada tra le frazioni di Salice e Ponterotto. Da casa mia ci si può andare tranquillamente a piedi seguendo il viale delle spinelle, una piccola strada di campagna delimitata per tutta la sua lunghezza da rovi di more e rosa canina. Mi era sempre piaciuto camminare lungo il viale delle spinelle. Adoravo il profumo della campagna e il paesaggio fatto di campi coltivati, case sparse, solitarie querce secolari e colline. Con la copertura azzurra del cielo pulito a racchiudere il tutto in una teca di sensazioni e ricordi difficilmente esprimibili a parole.

Quindi entriamo e prendiamo il viale sulla destra, quello dove sono i loculi occupati dai nostri nonni e quelli prenotati dai nostri genitori per quando moriranno. Ci fermiamo un istante e cominciamo a recitare il padrenostro in latino.

Giunto davanti al cancello del cimitero, ebbi un attimo di esitazione. Mi guardai intorno, come per paura di essere visto. Con ironico sollievo appurai che nei paraggi non c’era anima viva.

Scostai l’anta del cancello, che come tanti anni prima si muoveva gracchiando, ed entrai. Dal cancello si aprivano tre viali ricoperti di erba, ciottoli e ghiaia. Avevo sempre pensato che nessuno avrebbe mai osato stendere asfalto su quelle stradine per non tradire il senso di natura che esprime quel luogo.

Per prima cosa mi portai al capezzale dei miei genitori. Guardai i loculi, le fotografie bombate, appena sbiadite, incassate nei marmi, i fiori finti, impolverati, e quelli veri, portati da chissà chi, completamente appassiti. Restai in silenzio per qualche istante in un atteggiamento di finta indifferenza, e senza pensare a nulla. Ogni tanto alzavo lo sguardo, cedendo all’imbarazzo che mi provocava quel silenzio.

Poi continuiamo il giro, attratti dalle fotografie degli ultimi arrivati. C’è anche un bambino, Giuseppe Di Giacomo, morto schiacciato dal trattore dello zio. E’ sempre strano vedere la foto di un bambino in un cimitero. Fa pensare.

Così come facevo da piccolo, iniziai dapprima a guardare le tombe poste nei paraggi, e poi a fare il giro dei corridoi. Mi soffermai sui nomi dei defunti, sui loro volti. Scorsi le facce di persone conosciute, di parenti, amici, ma anche quelle di gente mai vista prima. Per ogni fotografia cercavo di ricostruire una storia, di percepire il dolore che l’aveva attraversata, di trovare un senso a quella presenza. E, come succedeva sempre, la tristezza prendeva velocemente il posto della curiosità.

Confuso da troppi pensieri, mi accorsi che stavo, in realtà, soltanto posticipando il vero motivo di quella visita al camposanto. Voltai per un viale pieno di erbacce, passai davanti ad alcune imponenti costruzioni funerarie, destinate ad accogliere intere famiglie per generazioni e generazioni, e mi trovai davanti al settore delle cappelle di famiglia. Ce n’erano molte in costruzione. E mi venne da pensare che i contremolesi emigrati si preparavano all’ultimo ritorno in grande stile. Come una dimostrazione del successo raggiunto: a perenne ricordo di chi ce l’aveva fatta. Guardai i cognomi incisi sui marmi. Mastrogiacomo, Di Giovanni, Di Felice, Graziani.

Graziani.

Dai miei occhi, lentamente, iniziano a scendere lacrime. Caterina se ne accorge e mi asciuga il viso con il suo fazzoletto. Dolcemente, mi dice di non preoccuparmi, che tanto Giuseppe sta bene. Che i bambini vanno sempre in paradiso. Io la guardo, ma non posso dirle la verità. Le mie lacrime sono per lei, per il pensiero di dover un giorno vedere la sua fotografia su una di quelle lapidi impassibili.

Il suo viso, in quella foto che io stesso le avevo scattato a Roma, era sorridente, così come lo avevo lasciato tanti anni prima. I capelli, che un vento dispettoso faceva svolazzare da un lato, erano lunghi e vaporosi. Gli occhi, profondi come il mistero della vita, guardavano in alto, quasi a presagire un impensabile futuro. La mia voce tremante ruppe quel silenzio fatto di incomprensione e rassegnazione indicibili e si perse nell’aria.

– Ciao Caterina…

Il malaccio se l’era portata via quindici anni prima. Allora vivevamo entrambi a Roma. Ma per morire Caterina aveva deciso di rientrare a Contremoli. Io, che ero stato presente a tutti i momenti più importanti della sua vita, le tenni la mano nell’attimo del suo ultimo respiro. Smettendo anche io, in quell’attimo, di respirare.

Poi, in un istante, il vento spazza via tutto, lasciando che i miei pensieri si confondano con il rumore dei cipressi che sventolano tristi. E noi continuiamo il nostro giro nel mondo dei morti, in un freddo mattino di inizio inverno. 

 

 

 

Marco Maresca

Annunci

Un pensiero su “Un freddo mattino di novembre

  1. Beh, non so cosa dire! Vado pochissimo al cimitero, i miei morti sono sempre con me, li penso giornalmente e non sento il bisogno di piangerli su una lapide sotto la quale non c’è colei o colui che ho amato e che amo ancora. Loro non sono li, sono con me e parlo con loro spesso, in casa mentre faccio i lavori, per la strada, non ho bisogno del cimitero per pensare a loro.
    Ciao un abbraccio
    Marta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...