Andrea Valente e la sua “Famiglia Cinemà”

Valente cinemaLa storia del cinema vista con gli occhi di una famiglia bislacca ma molto, molto curiosa che, tra bisnonni, nonni, zii genitori e nipoti, assiste con i propri occhi alle storie nate e raccontate dal grande schermo scorrazzando un po’ per tutto il Novecento, dai primi esperimenti pionieristici dei fratelli Lumiere con i loro treni che sembravano bucare lo schermo, fino alle seduzioni postmoderne di Avatar dove invece rischiamo di finirci noi dentro la pellicola. E‘ questa la Famiglia Cinemà, ideata da Andrea Valente e finita con questo titolo nella sua recentissima fatica edita da Il castoro: fatica, poi, si fa per dire, perché penso lui si sia divertito un mondo a raccontarcela.

Col solito taglio bonario, surreale e spiazzante, Valente riesce a spiegare ai più giovani  – e lo fa raccontando con estrema nonchalance, senza mai assumere le pose di un docente – una montagna di particolari coinvolgenti e di sfumature difficili da concepire anche per il più accanito cinefilo: cosa ci facesse ad esempio lo scimmione King Kong in cima al grattacielo e come amasse quella creatura sgambettante tra le sue braccione pelose; poi ci illustra ed esalta il genio di Charlot schiacciato dagli ingranaggi di quelli che per lui erano tempi moderni. E ancora ci accompagna dal West al neorealismo italiano, da Ombre Rosse a Ladri di Bicilette, lasciandoci soffermare nella dolce vita di Fellini e dei suoi sogni a occhi aperti consegnati allo schermo del cinematografo. E infine giù di corsa attraverso i terrori di Psyco e il glamour di Colazione da Tiffany fino al nostro presente, Stellari per concludere alla grande facendoci perdere assieme a due cugini letteralmente catturati dal mondo di Tolkien e dalla sua Terra di Mezzo tra libro e film.

In mezzo la sua penna che inventa situazioni, inserisce personaggi, realizza schede informative rendendoci più vicine e familiari le storie che tanto abbiamo amato al cinema come se fossimo lì con i suoi eroi a rigustarci le scene, dall’inizio alla fine. Che poi questo libro propriamente non finisce, perché da un testo di Andrea Valente si esce come allenati noi ad aggiungere altro, anche solo per cercare di tener dietro alla sua debordante inventiva, per la quale a stento bastano le pagine.

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