I cigni autunnali di Yeats

CooleLakeE’ anche un tempo di meditazione l’autunno. Le atmosfere, I colori, l’aria come sommessa inivita il pensiero a indugiare su se stesso, a scendere nel profondo avviando riflessioni e bilanci. Come si legge tra le righe di questa poesia di William Butler Yeats, I Cigni di Cooleche dà anche il titolo alla raccolta pubblicata nel 1917. Il poeta tornando nell’incanto di Coole Park ritrova una porzione del suo passato, incarnato nei cigni che si ferma ad osservare dalla riva del lago. Nobili, alteri, quasi incuranti sono lì con la smagliante naturalezza del loro semplice essere in mezzo a quel fazzoletto di mondo, simbolo dell’autenticità, della purezza della natura.

Che però è immersa nel tempo, come lo sguardo di chi contempla, ed è soggetta all’invecchiamento, al deperimento, alla consunzione. Sono creature di luce dice il poeta gustandole nel clima autunnale, ma questa constatazione non fa altro che acuire il timore della perdita, dell’ennesimo incanto, magnificato dalla propria sensibilità, che la legge di natura fa  però inesorabilmente scivolare via, com la stessa inevitabile semplicità con la quale gli animali vivono nell’acqua movimenti, amori, vita, insomma.

Resta la soliutdine dell’uomo di fronte all’epifania di una bellezza che forse sospinge il cuore oltre il limite dell’umano ma che inevitabilmete permane solo come ricordo, nell’autunno che tutto avvolge  e rende opaco come un sogno neanche fino in fondo creduto.

Belli sono gli alberi nel loro autunno,

nel bosco i sentieri sono asciutti,

un cielo immobile si specchia nell’acqua

quando viene il crepuscolo d’ottobre;

cinquantanove cigni

stanno sul fiume in piena tra le pietre.

E` giunto a me il diciannovesimo autunno

dal giorno che li contai;

d’improvviso li vidi volare via

in grandi anelli spezzati

e roteando perdersi via

sulle loro ali sonore.

 

Io le ho viste, creature di luce,

così ora è triste il mio cuore.

Tutto è cambiato da quando io,

per la prima volta su questa spiaggia,

potei udire sul capo come campane il battito delle loro ali,

ascoltando allora io camminavo con passo più leggero.

 

Vanno instancabili, amanti a coppie,

seguono le fredde correnti amiche,

navigando risalgono nell’aria;

i loro cuori non sono invecchiati,

passione e conquista li accompagnano

dovunque essi vadano vagando.

 

Ma ora lenti scivolano sull’acqua,

misteriosi e belli;

tra quali giunchi faranno il nido,

presso la sponda di quale lago

porteranno delizia agli occhi degli uomini

il giorno in cui mi sveglierò

e scoprirò che se ne sono volati via?

(La versione è di Luisa Zappa, presente nel disco di Angelo Branduardi, Branduardi canta Yeats, 1986). Qui di seguito un live della canzone

 

 

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2 pensieri su “I cigni autunnali di Yeats

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