Un padre e un figlio intorno a Calvino

intorno a Calvinodi Filippo e Saverio Simonelli

Calvino longseller ‘scolastico’, con i suoi testi che fanno registrare impennate di vendita ogni anno in prossimità delle vacanze estive, “trainati” dai consigli degli insegnanti a caccia di classici moderni. Ma c’è un’opera in particolare che inizia a popolare la fantasia degli alunni già in età “elementare”. Si tratta delle Fiabe italiane, la raccolta di duecento testi raccolti da Calvino per tutto lo Stivale e che da alcuni anni a questa parte costituiscono una specie di iniziazione fantastica per i giovanissimi lettori.  Lezioni, analisi, esercitazioni, recite, ma anche blog letterari a tema sul web. E’ tutto un fiabesco fiorire che poi nel corso degli anni gli studenti si portano con sé, magari aggiungendo alla fiabe altre opere come il Barone rampante, il Visconte dimezzato, le Cosmicomiche. Alcuni personaggi e alcune storie però rimangono fissati nella memoria, in modo talmente vivido che fanno quasi passare in secondo piano l’autore, che, forse proprio questo voleva quando confidava di dover “immergersi in “questo mondo sottomarino” di storie, “disarmato di ogni fiocina specialistica, sprovvisto di occhiali dottrinari, esposto a tutti i malesseri che comunica un mondo quasi informe.”

Da uno dei personaggi di quel mondo, anzi, dal primo che si affaccia nel testo, che è il celebre “Giovannin senza paura”, inizia la chiacchierata con mio figlio Filippo che, su suggerimento delle maestre Lina e Bruna, fece la conoscenza di Calvino in quarta elementare

Credo proprio che ti ricordi ancora di Giovannino che non ha paura di nulla….

Sì, forse perché è una delle prime storie della raccolta. Ricordo questo susseguirsi incessante di domande retoriche cui Giovannino sapeva sempre rispondere. Forse sembrava un po’ scocciato, ma alla fine il destino lo ripagava della molestia subita. Mi ricordo bene la sequenza di” ‘butto? “E butta!”, con quelle braccia e le gambe che volavano giù dal camino. Nel mio immaginario di bambino riuscivano quasi a rendere interessante una lettura che sentivo imposta dalle maestre. La vera Paura era di fronte alla mole, a quei tomi che mi sembravano enormi. Certo, duecento favole… e da leggere per l’estate invece di giocare sempre a pallone

E i tuoi compagni? Ti torna in mente qualcosa? Un commento? Delle reazioni in particolare?

Sì, ricordo che, siccome era un libro per le vacanze, all’inizio dell’anno successivo fu tutto un susseguirsi di butto e butta, c’era chi lasciava cadere penne e matite per terra per il gusto di pronunciare la fatidica espressione. Anche se quello più divertito di tutti era mio fratello, piccolissimo, che si gustava quei suoni, quel ripetersi di parole uguali.

Ti faceva paura quella fiaba? E le altre? Ti sentivi dentro la storia, la accettavi come qualcosa di vero?

La prima volta Giovannino mi lasciò perplesso più che impaurito. Per esempio però, una storia come quella del figlio del re nel pollaio mi lasciò un senso di inquietudine, la trovavo un po’ macabra. In ogni caso leggere e rileggere quelle storie che mi piacevano mi resero personaggi e contesti talmente familiari che non le sentivo più come vicende estranee: la loro ripetitività me le faceva percepire ormai come qualcosa di quotidiano.

Quindi il senso del fiabesco andava perduto? O rimaneva?

Più sì che no. Ovviamente c’era perplessità per alcune trame più surreali che tuttavia non perdevano il loro fascino e il loro sapore popolare. Almeno oggi mi sembra così, non so quanto me ne rendessi conto da bambino; però, quando mi trovavo in campagna, l’estate, quei personaggi lì potevano spuntar fuori all’improvviso e mi sarebbero sembrati realistici

Anche nelle fiabe dei Grimm c’è Giovanni, il mitico Gianni che se ne va in giro per il mondo perde tutto ma alla fine è felice lo stesso. Quanto ti sembra diverso il modo di raccontare di Calvino rispetto a quello dei due fratelli di Hanau?

I Grimm, almeno nella mia esperienza di bambino, mi davano l’idea di una dimensione più distate, come ovattata, più fuori dalla realtà: erano insomma più magici. Le fiabe di Calvino mi sembravano più terra terra, non meno ricche ma sicuramente meno estranee dalla realtà plausibile. Laddove i Grimm rappresentavano sogni lontanissimi, le storie di Calvino inserivano tratti di follia in vicenda di ordinaria realtà.

Hai poi letto altri romanzi di Calvino?

Sicuramente. Non te lo ricordi? Il barone rampante, il visconte dimezzato e il cavaliere inesistente

Se ti dico “la fantasia è un posto dove ci piove dentro”, che è una celebre definizione di Calvino, tu cosa rispondi?

Che rispecchia abbastanza l’impressione che danno le sue storie. Il suo modo di rappresentare il fantastico. Penso alla crudeltà fantasiosa del Visconte dimezzato, della sua parte cattiva cui viene contrapposto il suo omologo assolutamente buono. Le trovate ingegnose del barone rampante, il suo modo di organizzarsi una vita assolutamente pittoresca. Ma è sempre una fantasia dove può accadere qualcosa di “naturale”, come una pioggia improvvisa ma assolutamente plausibile.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...