In ricordo di Andrea Zanzotto

andrea-zanzotto_290x435Avrebbe compiuto oggi 92 anni Andrea Zanzotto, nato nel 1921 a Pieve di Soligo (Tv) . La sua vita e la sua carriera poetica, adesso più che mai si impongono come un riassunto e una ricapitolazione di cosa significa per uno scrittore aver attraversato il secolo per eccellenza della contraddizione: quel Novecento che ha letteralmente sballottato tra movimenti, ebbrezze, disillusioni, ripiegamenti il soggetto che sceglie la poesia per esprimere il proprio sguardo sul mondo. Ha conosciuto la guerra, il dolore, il senso di precarietà dell’esistere, la fiducia nella ripresa, l’impegno nel mondo, l’accelerazione di scienze e tecnologie, l’inquinamento e lo sfruttamento delle risorse di quella terra che rimane il punto cardine della sua poesia. E ha conosciuto l’ermetismo e l’avanguardia, il ritorno a una voce più immediata ma anche il rifugio in una lingua che sembra l’unica risorsa per far accadere credibili le cose del mondo, nella ricerca di un’esattezza che proprio nella sua precisione lascia trapelare speranza di conoscenza. E c’è anche con grande forza persuasiva la scienza tra le muse che attecchiscono nel suo fare poesia.

C’è però forse una costante in questa vita lunga da poeta: ed è la presenza del paesaggio cantabile in ogni aspetto e secondo le diverse stagioni del suo stile. Già la sua prima raccolta del 1951 si intitola “Dietro il paesaggio” come a testimoniare la ricerca di una consistenza anche per la semplice emozione di uno sguardo sul panorama che ci circonda. Molti critici peraltro sono concordi nell’affermare che Il Galateo in Bosco (1980) sia l’esito più alto della sua produzione, in cui la natura riaffiora come da un sotterraneo linguaggio cifrato, ipercolto, con la parola oscuro che ad esempio ricorre per 48 volte

Già perché i testi di Zanzotto sono sempre estremamente lavorati e densi di riferimenti, talvolta di parole arcaiche, di espressioni fortemente stilizzate, anche se una volta parlando agli studenti il poeta ha messo tutti in guardia dal rischio di soffocare la parola con troppi riferimenti, paragonandola a un filo elettrico che rischia il cortocircuito.

C’è infine anche un rapporto complesso, tormentato, contraddittorio con la ricerca di un Oltre, della presenza di Dio in cui anche in una recente intervista concessa al quotidiano Avvenire nel febbraio 2011, Zanzotto ha confidato di credere seppure in una fede quanto mai priva di dogmi e punti fermi, più una ricerca che l’accoglienza di una Rivelazione.

Senso del divino che è perfettamente leggibile quanto indecifrabile nei versi di Elegia Pasquale dove la Gerusalemme affollata di immagini e metafore contrastanti è definita dal poeta “mia”, come se l’appartenenza di un dubbio fosse comunque segno di una presenza di cosa cara.

Discrete febbri screpolano la luce

di tutte le pendici della pasqua,

svenano il vino gelido dell’odio;

è mia questa inquieta

Gerusalemme di residue nevi,

il belletto s’accumula nelle

stanze nelle gabbie spalancate

dove grandi uccelli covarono

colori d’uova e di rosei regali,

e il cielo e il mondo è l’indegno sacrario

dei propri lievi silenzi.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...