Note a margine del digitale

cyberteologiaPresentando nei giorni scorsi il suo libro Cyberteologia, Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica è tornato su alcuni concetti e sul rapporto tra mondo fisico e digitale. Qui di seguito ne riassumo e commento i principali

La vita è una: non usiamo più la distinzione tra reale e virtuale che genera schizofrenia. Semmai ci sono ambienti diversi, quello fisico e quello digitale e non è detto che le amicizie iniziate nel digitale non possano essere valide e proseguire poi nel mondo fisico.

Un tempo la formazione della cultura era essenzialmente interiorizzazione. Come dicevano i benedettini, una “ruminatio”. Io leggo, rifletto e assimilo nel profondo il senso di ciò che ho letto. Oggi si è aggiunta la logica dell’interazione, in cui conta maggiormente quello che dal singolo emerge all’esterno. La conoscenza si crea condividendo e confrontando i punti di vista, portando ciò che era interno all’esterno e lasciandolo così arricchirsi delle suggestioni sperimentate al di fuori di noi, da altri soggetti. Il rischio è che i nativi digitali trascurino troppo il momento dell’interiorizzazione che è  comunque necessario.

Anche Sant’Ignazio nei suoi esercizi raccomandava all’adepto di creare una specie di “set virtuale”. Questa tecnica è stata ripresa proprio dagli studiosi  contemporanei. In breve consisteva nel leggere il testo della passione per poi chiudere gli occhi e immaginare di esservi parte attiva, pensando anche di interloquire con quei protagonisti: da Gesù al Cireneo. In questo modo la mente del discepolo si allenava a interagire poi nel mondo fisico.

La rete è esperienza, è un ambiente, ed è particolarmente adatta a noi latini, che, se ci pensiamo abbiamo anzitutto una cultura di relazione prima ancora di una cultura del semplice concetto. Tutto questo nonostante in rete si usi una terminologia di impronta chiaramente anglofona

L’attuale papa non usa i social network, ma ne adotta le tecniche nella realtà. Il paradosso si spiega con quanto avvenuto dopo l’elezione alla Loggia delle benedizioni. Prima di impartire la propria, papa Francesco ha chiesto al benedizione al popolo: rendendo così attivi coloro che di solito sono solo interlocutori in attesa. In questo modo ha usato una tecnica dei social network: l’utente non si limita a leggere passivamente quanto arriva da una fonte esterna ma si esprime in prima persona, diventa protagonista.

La Chiesa non usa i social network perché così si sente moderna. Lo fa perché li usano le persone e la chiesa, da sempre, è in mezzo alla gente nel mondo.

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