Un racconto…pavesiano

porta socchiusadi Marco Maresca

Non aspetto nessuno, eppure bussano alla porta. Non voglio alzarmi dal letto, non ora almeno, non con le mie gambe. Bussano ancora. E io comincio a scrivere, e non li sento più. Bussano, ma non è più così.

Le illusioni sono morte, infine. Dovrei odiarti, eppure ti amo e ti sono riconoscente. Il vuoto che hai lasciato ha acceso un vuoto più grande, che mi culla, mi avvolge, e mi trattiene ancora per un po’ in questo mondo inespressivo. Giusto il tempo di portare alla massima chiarezza la mia liberazione. Autobus, studio, piazza o stanza d’albergo non importa. Credere che eri una speranza è stato l’errore più grande, ma ora sono in salvo. Solo e in salvo.

E’ dolce essere solo in questa stanza d’albergo e sentirsi in compagnia di ogni possibile moltitudine. Quanta illusione nelle notti d’amore! Quanta nei giorni che seguivano quelle notti! Mi fuorviavo di piacere senza tempo e non mi accorgevo di sprofondare in una solitudine che dal tempo era schiacciata con la sottile ironia della lusinga. In due non si vede più la solitudine, non perché non esista, ma perché si diventa ciechi. Il bacio ci allontana dalla morte, l’orgasmo ci allontana dalla morte; gli occhi si chiudono e ci mostrano un’eternità beffarda. Tu eri la vita e il nulla, mescolati da un presente di falsa lucidità.

Bussano ancora. Forse è l’ora del pranzo, o delle pulizie. Fino a ieri avrei sperato che fossi tu, che mi venissi in soccorso. Adesso so che non è così che deve andare, perché l’orizzonte che mi portavi in dono non esiste più. L’ultima illusione è scomparsa dietro le tue ciglia e ora se ne sta raggomitolata in attesa di essere rigettata su altre vite. Non più nella mia, non più.

Lascio la penna, lascio i fogli, tanto non servono a nulla. Per me non è più tempo di scrivere. Lascio te, che pure ritroverò tra poco, a ridosso della verità, nel momento in cui non saprò più cedere alle tentazioni di una vita in bilico, neppure davanti alla promessa del tuo ricordo. Per me non è più tempo di vivere.

Busseranno alla porta, ancora, e allora entreranno, vedranno, saranno sgomenti. Troveranno i tuoi occhi, infine, chini su di me. Saranno l’ultima cosa che ho visto.

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