Ottobre

scuola-media1di Elvio Calderoni

Ottobre, ancor più di settembre, è il mese in cui “si entra nel vivo”. Nel vivo delle cose, del cinema, della musica, della letteratura, dell’attività in genere (certo, il concetto andrebbe rivisto se ipotizzassimo il punto di vista di un assistente bagnanti), e, ovviamente, della scuola. A settembre ci si fiuta. I ragazzi fiutano gli insegnanti. Gli insegnanti osservano i ragazzi. (ho sentito qualche collega dire che per lui il periodo di osservazione non dovrebbe finire mai…). Gli insegnanti scrutano gli insegnanti nuovi. I ragazzi provano ad addomesticarsi tra loro.

Facce, sguardi laterali, sguardi bassi, colori nuovi, sorrisi improvvisi, corridoi, balzi. In prima media i ragazzi che si allontanano dal posto per raggiungere la cattedra e chiederti qualcosa volano. Nel senso che corrono proprio. Dev’essere un retaggio delle elementari. O una fuga dall’imbarazzo. In seconda media già rallentano. L’andatura raggiunge livelli normali, medi. In terza vanno lentissimi, proprio. Si devono far vedere dagli altri, puntano a perdere tempo, contano i secondi che li separano dalla fine della lezione.

La partita si vince (o, drammaticamente, si perde) in questi mesi qui. In questo ottobre qui! E’ in questa stagione che si creano alleanze sempiterne, che si lanciano le idee per i progetti dell’anno che verrà, che gli idealismi danno slancio ad ipotesi e pensieri. Dopo saremo già troppo stanchi, già assuefatti, già poco in grado di percepire la linfa vitale che ci proviene dai mesi di riposo.

Eppure, l’avvio di un anno rimane un momento irripetibile. I registri di classe nuovissimi (laddove non ancora sostituiti dal registro elettronico), i libri altrettanto nuovi, gli elenchi dei ragazzi ancora con qualche enigma (“Angelo Baldelli…chi sarà questo? E’ quello bassino con gli occhiali? Ah, no, e’ quello magro magro che e’ seduto all’ultimo banco…”), l’orario non ancora metabolizzato (“in che classe sto a quest’ora??”  “Ma a quest’ora non e’ ricreazione?”), i colori della pelle di tutti non ancora imbiancati dall’inverno e dalle occhiaie.

E poi bisogna essere accoglienti con i colleghi nuovi, con i nuovi alunni: l’aula magna e’ in fondo al corridoio, oltre la 3 B. Se cerchi il bagno, quello dei docenti e’ oltre la saletta dei bidelli. La presidenza? E’ giu’, al primo piano. “Professore, non trovo il laboratorio di scienze!” “Ma esiste ancora la sala professori?” “L’aula musica che fine ha fatto?”

Tutti un po’ di corsa, tutti a capire bene come sarà l’anno, qualcuno che già, novella Cassandra, afferma perentorio “quest’anno la vedo male!”, qualcun altro, piu’ sornione che dice: “Dici? Ma no, aspettiamo a parlare, a me sembra tutto piuttosto sereno…”

A me, in effetti, continua a sembrare tutto piuttosto sereno. Si’, non c’è un soldo, e’ vero, e continuo a pensare che prima di assentarsi ognuno di noi dovrebbe pensarci non una ma mille volte (dato che provoca un disservizio ai ragazzi alle famiglie ai colleghi), le classi sono numerose ma la voglia di imparare che, a volte, in certi istanti, intravedo dalle facce di questi ragazzi continua a farmi pensare che sto facendo, ogni giorno, uno dei mestieri piu’ belli del mondo. Imparare un punto di vista. Renderlo unico e, in qualche misura, irripetibile. Una scommessa da vincere.

Si’, forse e’ in questi sguardi che si gioca la partita. E la si deve vincere.

Per forza.

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2 pensieri su “Ottobre

  1. eh io invece ho scelto Medicina…e ora ho una crisi d’identità..perché non amo il lavoro he farò, gli studi che farò… sto per iniziare e non ho il coraggio di cambiare, e dopo sarà troppo tardi..ho già alle spalle un anno di biotecnologie mediche e farmaceutiche

    • Anche io ho iniziato senza una chiara idea, con un senso di nausea per il futuro che mi ottenebrava il presente. Poi ho capito che volevo e dovevo cambiare, ma per farlo avevo bisogno di tempo. Mi sono fermato un paio d’anni, mi sono guardato dentro, ho preso coraggio e sono ripartito con uno slancio talmente forte “che, come vedi, ancor non m’abbandona”. Non è mai troppo tardi: la vita non ci chiede di timbrare il cartellino, ma di viverla. In bocca al lupo…

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