Eraldo Affinati: “Elogio del ripetente”

elogio del ripetenteImparare a guardare gli studenti negli occhi. Conquistare la loro fiducia. Far rispettare le gerarchie ma adattarle in modo creativo acquistando autorevolezza e non semplice autorità. Seguire e aiutare i ripetenti perché nei loro temporanei fallimenti ci sono storie di disagio, ci sono incomprensioni, atteggiamenti di rifiuto o protesta che necessitano anzitutto  la comprensione e quindi l’accompagnamento. Così può capitare in una classe che i meno accreditati tra gli studenti anticipino i bravi in una risposta sulla battaglia di Poitiers, ma ancora, e soprattutto, che uno dei casi più difficili, un ragazzo ostinato, ribelle e apparentemente irriducibile divenga a sua volta docente in una classe pomeridiana di immigrati.

Non è un reality, né la sceneggiatura di una fiction di prima serata, né il pio desiderio di un docente frustrato. Sono cose di realtà, così come raccontate, dal vero e in presa  diretta, dalla penna di Eraldo Affinati in Elogio del ripetente, un saggio che racconta il mondo della scuola senza sconti ma senza mai indulgere a facili lamentazioni o rimpianti. E soprattutto senza la tentazione di scorciatoie concettuali e pratiche, concependo l’insegnamento come servizio all’uomo che sarà e non come un’algida compilazione di valutazioni  (l’autore del resto non ama i test e combatte una doverosa battaglia contro l’Invalsi ).

Come negli altri suoi libri Affinati fa parlare le cose, cosicché il vissuto  straripa dalle parole, dallo stile, si impone con tutta la forza di un modo di intendere la scrittura pieno, carnale, vigoroso. Ne risulta un vero e proprio compendio di autenticità di vita, con tante scene e dialoghi che commuovono o strappano il sorriso, ma che appartengono o molto assomigliano all’esperienza di ciascuno di noi.

In questa intervista Affinati ci spiega perché stare dalla parte del “ripetente”.

Eraldo Affinati
Elogio del ripetenteMondadori
pagg. 127 Euro 10

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Un pensiero su “Eraldo Affinati: “Elogio del ripetente”

  1. solo Eraldo (Campo del sangue, Sulle tracce di Bonhoeffer) poteva raccontare qualcosa dall’epico mondo della scuola, un altro luogo paragonabile, come fa il Papa con la Chiesa, ad un “ospedale da campo”. Il docente che guarisce le ferite, sta lì a consolare, incoraggiare, esortare… in fondo l’educazione è “condurre fuori”, dall’asfissiante campo angusto del proprio Io, un esodo che libera e fa vivere. E la scelta di parlare degli ultimi, i ripetenti, nella sua “estremità” è giusta, perchè rende vividamente presente la realtà, dura, cruda, vitale di quel mondo decisivo per ogni società che è la scuola.

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