Bisogna fare spazio

Animusdi Cetta De Luca

Ho davvero una montagna di vestiti. Alcuni risalgono a venti anni fa. Sono una di quelle persone che conserva tutto, sperando che prima o poi torni di moda. Il fatto che torni di moda però e irrilevante se non sono più di moda io. Mia figlia ogni tanto viene a “pescare” tra le mie cose. Dice che sono vintage autentico. Vintage. Vecchie. Andate. Passate. Oddio, diciamo retrò che altrimenti mi deprimo. No, meglio vintage, che è di moda. Quando trova qualcosa che le va bene, lei così minuta, mi rallegro. È come se una parte di me tornasse a vivere, una parte preziosa, perché in realtà non c’è più, è merce rara. – Questa non è una maglia stile anni 70. È un originale anni 70, e io c’ero. Io sono una sopravvissuta degli anni 70, e tu ora indossi qualcosa di introvabile, con i sogni e i desideri e gli odori e i ricordi che sono rimasti impigliati in ogni singola fibra. Abbine cura. È come se indossassi me. – Mia figlia mi guarda come se fossi una pazza, fa spallucce e si porta via il bottino. Non la rivedrò mai più quella maglia.
Però c’è ancora tanta roba nei miei armadi. L’ho già detto che mia figlia è minuta? Anche io lo ero, ma non come lei. Quindi tante cose non le stanno.
Ho provato disperatamente a rientrare in quei vestiti. In certi casi ci sono pure riuscita, a costo di enormi sacrifici, diete massacranti, ore e ore di corse per i campi all’alba e palestra al tramonto.
Ma se non faccio un po’ di pulizia, quella vera, drastica, non ci sarà più spazio per il nuovo. E neppure per i ricordi. Quelli saranno confusi in tutto questo disordine, nascosti sotto montagne di pantaloni a zampa d’elefante e gonne inguinali, che tanto non metterò mai più. Sono passate. Come la mia taglia 40.​​​​
Ho preso una confezione nuova di quei sacchi neri condominiali. Neri sì. Che se li uso colorati poi mi rendo conto che non è spazzatura e allora, un po’ alla volta, tutto ritorna nell’armadio. Già successo. Coi sacchi neri non vedo il contenuto. Chiudo tutto coi laccetti e via, ai bidoni della Caritas, che tutto riprenda vita in un’altra parte del mondo. Così mi illudo di essere anche onnipresente, in qualche modo. La mia macchina è piena. Meglio correre a depositare tutto prima di convincermi che questi sacchi sono troppi e forse è meglio lasciarne qualcuno a casa.​​​

da Quella volta che sono morta

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