Gino Bartali: quella faccia da ‘giusto’

BartaliE’ la notizia di sport che oggi ha fatto il giro del Mondo al di sopra di qualsiasi gesto atletico e di qualsiasi impresa della domenica pallonara che pure molti nobili spunti ha offerto. Gino Bartali è stato proclamato “giusto tra le nazioni” per il suo impegno a favore degli ebrei perseguitati durante la seconda guerra mondiale. Un riconoscimento postumo che premia il grande cuore del campione del “tutto sbagliato tutto da rifare”.

Che poi, però, a pensarci bene,  l’atteggiamento, l’espressione e i gesti del giusto Gino Bartali ce li ha avuti stampati in faccia da sempre, durante tutta la carriera e anche dopo. Lui, il campione forse più umano della storia del ciclismo, lui che ha portato in trionfo sotto l’arco di trionfo a Parigi la normalità della fatica e del sudore dell’uomo comune, sta alla giustizia come qualcosa di naturale, genuino autentico.

Uomo devoto, ma sanguigno, leale ma combattivo fino all’ultima stilla di energia, polemico ma di quell’arguzia che solo i toscani sanno sfoderare, Gino Bartali si vede riconosciuta questa gloria postuma aggiunta  al suo palmares di sudate vittorie.  Tre giri d’Italia, quattro Milano Sanremo, due Tour de France, compreso quello del ’48 quando il suo trionfo distrasse e sollevò  l’Italia sull’orlo della guerra civile. Ma fece di più negli anni della guerra nascondendo nella canna della biciletta falsi documenti per salvare ebrei perseguitati. Chino a testa bassa sulla sua bici a far da spola imprendibile tra parrocchie di campagna e uffici dell’anagrafe. E magari oggi da lassù penserà che è cosa giusta non sbagliata ma sicuramente da rifare.

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2 pensieri su “Gino Bartali: quella faccia da ‘giusto’

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